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CON LA CARABINA COMPAGNIA LICIA LANERA

sabato 29 Ottobre
21:00
10eu

29 OTTOBRE H 21.00

30 OTTOBRE H 18

ingresso 10 euro + tessera ARCI prenotazioni @angelomai.org

Con la carabina

di Pauline Peyrade
con Danilo Giuva ed Ermelinda Nasuto

regia e spazio Licia Lanera

traduzione Paolo Bellomo luci Vincent Longuemare sound design Francesco Curci costumi Angela Tomasicchio aiuto regia Nina Martorana organizzazione Silvia Milani

Produzione Compagnia Licia Lanera
In coproduzione con POLIS Teatro Festival In collaborazione con Angelo Mai
Si ringrazia E Production

Durata dello spettacolo 45 minuti

 

 

Una bambina di 11 anni che un tribunale francese ha riconosciuto consenziente allo stupro che ha subito da parte di un amico del fratello maggiore, decide, diventata donna, di farsi giustizia da sola.
La storia è continuamente divisa tra passato e presente: il primo ambientato in un luna park, il secondo a casa della donna. In entrambi i luoghi si consuma una violenza, ma i ruoli sono invertiti.

Con la carabina è un testo lucido e imparziale, che fugge dall’idea di dividere categoricamente il mondo in buoni e cattivi, ma analizza i meccanismi culturali e antropologici che fanno scaturire alcuni comportamenti violenti.

Questa analisi, insieme ad una scrittura viva e affascinante, sono gli elementi che mi hanno portato prima ad abitarlo, poi a patirlo e infine a metterlo in scena.
Ne è venuto fuori uno spettacolo-incubo, un non luogo, in cui ci sono due attori/servi di scena che si fanno ora adolescenti ora adulti ed evocano attraverso la parola e pochi elementi scenici, la dinamica di una storia atroce.

Lo spettacolo è claustrofobico e violento, si muove scandito dalle luci di un set fotografico che muta continuamente per mano degli attori stessi.
Pensato per luoghi piccoli in cui la distanza del pubblico dallo spazio scenico è minima, la prospettiva dello spettatore quindi è vicina e continuamente disturbata da queste piantane luci, che lo mettono nello scomodo e allo stesso tempo pruriginoso ruolo di colui che spia il privato più privato. Davanti ad esso si intervalla il gioco all’orrore, la giovinezza alla morte; è un’orrenda stanza dei giochi, uno Squid Game in cui chi ha pagato il biglietto può guardare da vicino uno stupro o una morte.

Non ci sono vincitori in questa ruota infernale, ma solo lo specchio di una società che ha fallito clamorosamente.
Tra conigli, giocattoli e canzoni di Billie Eilish sfila una storia come tante, una storia miserabile per cui è impossibile non provare pena e profondo dolore.

SGUARDI CRITICI
Recensione di Nicola Arrigoni su Sipario.it, 24 maggio 2022

[…] Con la carabina di Pauline Peyrade è un testo che sa essere preciso, realistico e al tempo stesso, pieno di non detti, un puzzle rotto che si costruisce pian piano, tassello dopo tassello fra i baracconi di un Luna Park, i premi e i pelouche al tiro assegno, la fiducia nei confronti di quel ragazzo, amico del fratello e tanto ben voluto da mamma. Raccontato così Con la carabina potrebbe apparire cronachistico, documentale, didascalico, ma non lo è. La scrittura drammaturgica di Peyrade decostruisce e mischia i tasselli della vicenda, usa prolessi e analessi con spudorata disinvoltura e ciò permette non solo di giocare con l’indeterminatezza e la sospensione del tempo, ma anche con un modello di narrazione che si costruisce pian piano, rifacendo ordine nel racconto agito in scena.

Ciò è reso dai due protagonisti Danilo Giuva ed Ermelinda Nasuto con grande precisione e con misurata emotività, ogni gesto, ogni espressione del corpo non può che essere controllata, lo impone la prossimità con gli spettatori, lo impone lo spazio scenico ristretto che richiedono una misura attoriale che non abbia l’eccesso del teatro, ma piuttosto il suggerimento, i micromovimenti del cinema. Tutto questo compartecipa certo a far sì che Con la carabina si offra come un lavoro in sé concluso, molto compatto e al tempo tesso capace di seminare in chi vi assiste, di trasmettere quel senso misto a vergogna e impotenza rabbiosa che agita la protagonista, la donna che arriva a voler vendicare la bambina rubata dall’orco di casa. Tutto questo è diretto da Licia Lanera con grande precisione e senso di servizio al testo e agli attori, un senso di servizio che si trasforma in senso di testimonianza e che conquista calorosi e commossi applaudi da parte del pubblico di Polis Teatro festival, coproduttore dello spettacolo.

Recensione di Antonio Audino su Domenica del Sole 24 ore, 15 maggio 2022

«Limitiamoci a riportare soltanto due delle cose presentate. A partire da Con la carabina, testo della francese Pauline Peyrade allestito da Licia Lanera con la sua consueta capacità di realizzare una scrittura scenica nitida e carica di tensione. Un ragazzo e una ragazza, poco più che adolescenti sono i protagonisti di questa vicenda, e noi vediamo un attore e un’attrice seduti a un tavolo con sopra una ruota panoramica giocattolo illuminata da insistenti e grottesche lucine intermittenti. Proprio per chiedere a chi guarda ancor più attenzione su quello che viene detto, la regista non fa compiere quasi mai agli interpreti le azioni previ- ste nel testo, ma costruisce una situazione sospesa, allusiva, in cui comprendiamo cosa succede dalle parole dei due, scartando così da ogni possibile realismo. Si tratta di due giovanissimi dunque, in un lunapark, appunto; sono amici in una rete di conoscenze e relazioni familiari, e il disagio di quell’età prende forma attraverso i segnali di una latente aggressività, capiamo infatti che si trovano davanti al tirassegno, perchè lei ama sparare con il fucile, mentre lui le dà consigli per dimostrarle di essere il maschio esperto in queste cose. Fino a quando non prevarrà una violenza più esplicita. Lo spettatore si

sente intrappolato sin dai primi momenti in questa dinamica di racconto cruda e astratta, ed è co- stretto a rimontare nella propria testa i vari elementi, per rendersi conto a pieno non soltanto di quanto accade, ma dei livelli più intimi e oscuri di quei profili umani. Il tutto reso con forza singolare da Danilo Giuva ed Ermelinda Na- suto, che mantengono il loro accento pugliese, facendo rimbalza- re così quella scrittura geografica- mente lontana nel grigiore di certa nostra provincia, capaci di tessere una minutissima trama di sospensioni impercettibili, di sguardi millimetrici, di silenzi acuminati, rendendo palpabile un’usurata quotidianità, stanca e senza prospettive, nonostante i protagonisti conoscano il mondo da così poco tempo. Si svela così la sofferenza di quella stagione della vita in cui ogni piccolo smarrimento può, appunto, precipitare in tragedia e in cui si inizia a individuare la radice più profonda del dolore»

Recensione di Lucia Medri su Teatro e Critica, 13 maggio 2022

Per raggiungere quel grado di immersione e compromissione, l’attore e l’attrice non hanno avuto scampo, hanno vissuto insieme, hanno condiviso il testo e lo hanno incorporato, sono stati incredibilmente vicini e affettuosi per poi farsi schifo a vicenda. E per questo sono stati interpreti dalla sensibilità pratica, quella che diventa strumento tecnico, dosata con rigore, cervello e cuore, un esperimento di memoria sia del fatto in sé che dei corpi. Non hanno assolto un compito, non hanno imparato la parte, ma hanno fatto esperienza della mostruosità, per questo il loro è un gesto attorale incandescente, né morboso, né pornografico»