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Nell’impero delle misure | Ateliersi

giovedì 4 Aprile
21:00
10€

4 e 5 aprile h 21.00

Nell’ impero delle misure

Di e con: Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi  | e con: Angela Baraldi, Margherita Kay Budillon e Francesca Lico

Elaborazione ed esecuzione musicale: Angela Baraldi (voce), Francesca Lico (pianoforte) | Fiorenza Menni (progetto sonoro) e Vincenzo Scorza (elettronica, chitarra, suono) |Consulenza letteraria: Sara De Simone

Una produzione: Ateliersi, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
In collaborazione con: SoFraPa – Emergency Training Specialist
Con il sostegno di: Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna

La sconfinata personalità della poeta dissidente russa Marina Cvetaeva viene esplorata nello spettacolo di Ateliersi attraverso una composizione scenica tesa ad approfondire l’esperienza di ascolto delle sue poesie e dei suoi scritti in prosa, per giungere a un’intima vibrazione con le sue parole.
Nell’impero delle misure si sviluppa così attraverso una molteplicità di figure che incarnano le divergenti tensioni di Cvetaeva, con il desiderio di condividere progressivi avvicinamenti alla sua irriducibile essenza.
In scena appare al principio la Marina adolescente di Margherita Kay Boudillon, che prima della rivoluzione d’ottobre inizia ad esplorare gli abissi che si aprono nella sua anima in formazione, parte di una generazione che attraverso l’arte e la poesia ha inteso sperimentare
fino a dove possono estendersi i confini dell’immaginabile. Accanto a lei, la Marina al pianoforte di Francesca Lico: una figura incardinata nel rapporto con la madre pianista che l’ha iniziata alla relazione con la musica provocando abissali solitudini, dolori acuti e insieme
la gioia della concentrazione e della creazione, con i suoi immensi desideri. Ma è anche la figlia Ariadna a emergere attraverso la Marina musicista, in un rapporto madre/figlia che si ribalta continuamente disegnando capriole di amorose concessioni e imperiose aspettative. La
cantautrice Angela Baraldi porta in scena l’impeto amoroso e la scalmana; una voce profonda che sorge dall’intensità degli incontri, dalle conseguenze delle estreme scelte, dai viaggi attraverso i confini, quando in fuga e quando in caccia. La poesia è invece la dimensione nella
quale si sviluppa la presenza scenica di Fiorenza Menni, attraverso quei versi che per tutta la vita sono stati l’urgenza prima di Cvetaeva. Il rapporto con gli elementi naturali e la relazione cosmica con ciò che vive sopra e sotto l’esistenza quotidiana, l’erotismo come dimensione
ermeneutica declinato nell’affastellarsi e improvviso diradarsi delle relazioni emergono dai versi incarnati, come segni di una personalità smisurata nell’impero delle misure. In dialogo con le molte, diverse Marine, Andrea Mochi Sismondi assume su di sé la voce di un universo
che della poeta coglie i segni e a essa si rivolge, facendosi punto di incontro del prima e del dopo, in una dimensione che rende permeabili i confini tra l’io e il tu.
Protagonista nella tessitura scenica è – come in tutte le opere di Ateliersi – la dimensione musicale, concepita insieme a Vincenzo Scorza a partire dalle opere pianistiche amate dalla giovane Marina per arrivare alla composizione elettronica e al canto.

Note degli artisti:
L’opera si concentra sulla relazione tra vita quotidiana e attività creativa, una dimensione centrale nell’universo emotivo di Cvetaeva che intercetta questioni cardinali come la gestione del tempo, la definizione delle priorità esistenziali, il confine tra il mondo interiore e la realtà
esterna. È un percorso che pone in relazione il XXI secolo con il ‘900 a partire dalla nostra repulsione per alcuni aspetti di quest’ultimo ormai esausti, dal fascino per la densità delle relazioni che ha saputo generare e dal desiderio di esaurirlo fino in fondo, alla ricerca di una
risposta alla domanda ancora aperta sull’effettività della sua fine.
Marina Cvetaeva a partire dal 1922 ha vissuto in emigrazione in stato di povertà e spesso di vera emergenza. In quelle condizioni ha scritto moltissimo, “braccando il giorno come una bestia selvatica”. Partendo dalla relazione tra peregrinazione, povertà e creatività, ci interessa
portare avanti una riflessione sul valore e sullo spreco. Per farlo, partiamo dal cuore di chi pronuncia i suoi versi.

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Alcuni estratti dalla Rassegna Stampa dello spettacolo:

“Lo spettacolo, misurato e profondo, ben recitato, è stato asciugato fino alla misura e alla durata giusta per essere una freccia affilata nell’intelligenza e nel sensibile dello spettatore, che esce incuriosito ed emozionato, anche perchè non viene ingozzato di banale biografismo
narrativo di piccolo cabotaggio. Si respira un’intima compiutezza, formale e concettuale. Appena finito quasi lo si rivedrebbe. Cosa che, almeno personalmente, capita di poter dire assai di rado.”
(Renzo Francabandera, AtelierSi e la performatività archeologica Nell’impero delle misure, Paneacquaculture, 7 dicembre 2022)

“[…] variazioni di registro vocale o di prospettiva rendono l’articolarsi di questo attraversamento un’esperienza tanto ammaliante quanto – vivaddio – inspiegabile. O meglio: irriducibile. Per sintesi e chiarezza: è teatro di poesia, questo, non teatro che parla di poesia o che usa
parole poetiche.”
(Michele Pascarella, Il mistero e la grazia di Nell’impero delle misure di Ateliersi, Gagarin Orbite Culturali, 3 dicembre 2022)

“La scelta drammaturgica d’affidare l’interpretazione della poetessa a più figure non crea scissioni nell’immaginario del pubblico, anzi; le diverse sfaccettature evidenziate trovano nel tempo sospeso della rappresentazione la possibilità d’entrare in sincronia, amalgamandosi in
un ritratto composito, poliedrico ed unitario.”
(Giulia D’amico, Nell’Impero delle misure. Ateliersi nella vita di Marina Cvetaeva, Krapp’s Last Post, 29 dicembre 2022)

“Una piccola candela tremula racconta la forza prorompente di una fede, quella nella scrittura, che non necessita di alcuna rivendicazione; delicata, pacata e ineluttabile come la neve, presuntuosa come l’amore. Si lascia la sala con l’anima protesa a quell’ideale umano, a quella
moltitudine coerente, a quel vibrare di voci e suoni sospesi nel tempo.
(Sabrina Fasanella, Nell’impero delle misure – Teatro e Critica, 31 gennaio 2023).

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Ateliersi
Riconosciuto per una scrittura scenica che trasfigura i dati del reale attraverso la loro ricomposizione poetica e musicale, Ateliersi opera nell’ambito delle arti performative e teatrali occupandosi di creazione artistica e della cura della programmazione culturale dell’Atelier Sì
a Bologna.
La creazione artistica di Ateliersi si compone di opere teatrali con drammaturgia originale e interventi artistici in cui il gesto performativo entra in dialogo organico con l’antropologia, la letteratura, la produzione musicale e le arti visive per favorire una comunicazione del pensiero
capace di intercettare inquietudini e prospettive che coagulino senso intorno ai sovvertimenti che si manifestano nel mondo. Un approccio antropologico all’arte caratterizzato da un’attrazione per l’alterità, dalla predilezione per l’evoluzione culturale come oggetto di studio, dallo sviluppo della dimensione contestuale e dalla sperimentazione di pratiche interdisciplinari.

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CREDITI COMPLETI

Di e con: Fiorenza Menni e Andrea Mochi Sismondi
E con: Angela Baraldi, Margherita Kay Budillon e Francesca Lico
Elaborazione ed esecuzione musicale: Angela Baraldi (voce), Francesca Lico (pianoforte),
Fiorenza Menni (progetto sonoro) e Vincenzo Scorza (elettronica, chitarra, suono)
Grazie per la cura a Eugenia Delbue
Consulenza letteraria: Sara De Simone
Realizzazione abiti: les libellules Studio, ILSARTO di Dario Landini
Comunicazione e progettualità: Tihana Maravic
Promozione e distribuzione: Antonella Babbone
Amministrazione: Greta Fuzzi
Direzione tecnica: Giovanni Brunetto e Vincenzo Scorza
Una produzione: Ateliersi, Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
In collaborazione con: SoFraPa – Emergency Training Specialist
Con il sostegno di: Ministero della Cultura, Regione Emilia-Romagna e Comune di Bologna
Le parole di Marina Cvetaeva sono tratte da: Dopo la Russia (Mondadori), Il paese dell’Anima,
Deserti Luoghi e Il poeta e il tempo (Adelphi) nella traduzione di Serena Vitale; dai Taccuini
1919-21 (Voland) nella traduzione di Pina Napolitano; da Una serata non terrestre (Passigli)
nella traduzione di Marilena Rea; da Indizi terrestri (Guanda) nella traduzione di Luciana
Montagnani e da L’amica (Ali ribelli) nella traduzione di Anna Monaco.

Foto (© Margherita Caprilli e © Giovanni Brunetto)
Teaser (© Luca Del Pia): https://youtu.be/E5JzhqEEYHU

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Biglietto 10€ + tessera arci 23/24

Info e prenotazioni: prenotazioni@angelomai.org