• Caffettiera Blu di Caryl Churchill | Bluemotion
  • 7,8,9 dicembre ore 21
    10 dicembre ore 19
    spettacolo a posti limitati
    prenotazione obbligatoria a prenotazioni@angelomai.org
    C A F F E T T I E R A B L U
    di Caryl Churchill
    (traduzione di Laura Caretti e Margaret Rose)
    uno spettacolo di Bluemotion
    regia Giorgina Pi
    con Sylvia De Fanti, Gian Marco Di Lecce, Mauro Milone, Laura Pizzirani, Federica Santoro, Giulia Weber
    voce fuori campo Marco Cavalcoli
    costumi Gianluca Falaschi
    luci Giorgina Pi/Marco Guarrera
    dimensione sonora Valerio Vigliar
    suoni Michele boreggi
    ufficio stampa Benedetta Boggio
    una produzione BLUEMOTION/ANGELO MAI in collaborazione con 369gradi
    all’interno di NON NORMALE, NON RASSICURANTE. PROGETTO CARYL CHURCHILL a cura di Paola Bono

    Si consiglia vivamente di arrivare alle 20.30 per acquistare il biglietto.

    L’inganno come nucleo sentimentale della famiglia, come trappola inevitabile: questo è il blu che colora il cuore del testo. Lo fa al punto da trasformare la densità di questa tinta in lemma che sostituisce a caso – senza alcuna regola precisa – le parole necessarie a spiegarsi.
    Piccole storie, che una consumata e inventiva manipolazione del linguaggio e della macchina teatrale trasforma in parabole complesse: sulla futilità dell’esistenza, sulle aporie della comunicazione, sulla natura costruita e fragile di un soggetto non più concepibile come unificato e coerente. Le identità dei personaggi si disintegrano insieme alle convenzioni e alle aspettative dello spettatore, in un gioco di “distruzione”. La narrazione sembrerebbe procedere in modo tradizionale, se non fosse per il “virus” che infetta il linguaggio disgregandolo.
    Tutto ruota attorno al racconto di Derek, protagonista della storia e bugiardo patologico e alla rete di illusioni e resistenze che le sue parole incontrano. Assistiamo alla frantumazione delle “vere” identità, che vorrebbero fondarsi in rimandi oggettivi, ci ritroviamo nella vertigine di comprendere che è quando domina la menzogna che la comunicazione sembra funzionare correttamente.
    Il lento emergere della verità disgrega tutte le certezze e diventa disfacimento progressivo del linguaggio, mediazione del sé con il mondo che presiede alla formazione del soggetto, un soggetto comunque fragile. L’ultima battuta è una sigla misteriosa che chiude il cerchio sul tradimento della parola: “C. B.”.
    Caffettiera Blu è una ricerca al limite della disgregazione del linguaggio teatrale, che scava ironicamente e dolorosamente nelle dinamiche familiari e nelle angosce dell’attesa e della menzogna. La relazione familiare come inganno e tortura psicologica è nella nostra storia di figli, figlie e genitori, sempre e senza scampo. La scelta di mettere un tavolo al centro come unico luogo d’incontro delle storie, e attorno ad esso – sui quattro lati – il pubblico seduto, compresi attrici e attori, vuole inchiodarci nel voyerismo ossessivo che il legame familiare continuamente impone. La convergenza di sguardi su quel tavolo, il rischio di incrociare quello di uno degli attori o di uno degli spettatori, irrigidisce la traiettoria del guardare, inizialmente. Ci fa ritrovare invece abbandonati a spiare poco dopo. Così da vicino assistiamo ad elementi di verosimiglianza realistica e altri fantasticamente assurdi che si alternano e confondono. La lacerazione emotiva si confonde col processo di deformazione o esplosione della parola, della visione, del sistema di segni attraverso la cui mediazione diamo senso al mondo.
    Caffettiera blu mette in questione la sovranità del testo stesso e ribadisce invece quella dell’attore e dell’attrice.

    [Caffettiera blu e L’amore del cuore sono i due atti unici del testo Cuore Blu (1997) e si incentrano uno sull’attesa e l’altro sull’inganno.
    Il gioco formale è spinto all’estremo corteggiando il rischio di dissoluzione. E dunque di cosa tratti Caffettiera blu è in qualche modo secondario, perché “l’intenzione principale era di distruggerla”, usando l’opera per smontare i meccanismi del teatro. ]
    CARYL CHURCHILL
    Altrove riconosciuta come drammaturga di prima grandezza, Caryl Churchill rimane in Italia scandalosamente poco nota al grande pubblico, ma apprezzata da chi ama, studia, pratica il teatro.
    Churchill (1938) scrive da quando era appena adolescente, e già alla fine degli anni Cinquanta è stata rappresentata da compagnie amatoriali di studenti mentre studiava all’Università. Da allora si sono susseguite decine di testi per la radio, la televisione, il palcoscenico – un mutevole caleidoscopio e insieme un coerente riproporsi di temi, una straordinaria capacità di reinventarsi e reinventare il linguaggio e la scrittura del teatro, mantenendo una tensione civile e politica che illumina a volte quasi profeticamente le questioni più dure del presente. Tra i tratti caratterizzanti del lavoro di Churchill spiccano l’intreccio tra ricerca di innovazione formale e riflessione su alcune questioni ricorrenti: la famiglia e la società, la norma e la devianza, le relazioni di potere che anche violentemente regolano tali istituzioni e definiscono tali concetti, il corpo e la sua significazione.
    La potenza della scrittura di Caryl Churchill ci mette di fronte – per riprendere il titolo di un suo breve articolo, scritto quando era poco più che ventenne – ad un teatro “non normale, non rassicurante”, che pone sempre nuove domande e apre nuove strade; un teatro che vuole essere, ed è, insieme poetico e politico.
    BLUEMOTION
    Bluemotion è una formazione nata a Roma all’interno dell’esperienza artistica e politica dell’Angelo Mai.
    Performer, registi, musicisti e artisti visivi si uniscono per creare a partire dalle proprie suggestioni, confrontando i propri sguardi sul presente e sull’arte.
    Le opere di Bluemotion sono sempre creazioni collettive, risultato dello scambio e delle visioni dei membri del gruppo. Bluemotion crea, vive e condivide nello spazio indipendente per le arti Angelo Mai.
    Gli artisti di Bluemotion sono anche attivisti nel campo dei diritti umani e dei diritti dei lavoratori dello spettacolo.
    A marzo 2014 gli artisti di Bluemotion hanno subito accuse molto gravi che tentavano di tradurre il loro impegno politico in atti criminosi. Dopo più di un anno sono stati scagionati da ogni accusa e si è conclusa una incresciosa indagine che ha tentato di limitare la loro libertà e di ridurre le intense e decennali attività dell’Angelo Mai. L’Angelo Mai riceve il premio Franco Quadri 2016.