• DONNE CHE SOGNARONO CAVALLI
  • DONNE CHE SOGNARONO CAVALLI

    Di Daniel Veronese

    adattamento e regia Roberto Rustioni

    con Valeria Angelozzi, Maria Pilar Perez Aspa, Michela Atzeni, Paolo Faroni, Fabrizio Lombardo, Valentino Mannias
    assistente alla regia Soraya Secci
    scene e costumi Sabrina Cuccu
    assistente scenografo Sergio Mancosu
    luci Matteo Zanda
    foto Alessandro Cani
    co-produzione Fattore K – Sardegna Teatro – Festival delle Colline torinesi
    con il sostegno di Fondazione Olinda Teatro La Cucina

     

    MUJERES SOÑARON CABALLOS uno dei testi piu’ riusciti e rappresentativi dell’opera di Daniel Veronese-presenta  una qualità di ambiguità e di mistero nella scrittura ed un andamento strutturale abbastanza particolare, tali da richiedere una breve esplicazione per facilitarne la lettura.

    Innanzitutto l’architettura dell’ opera contiene uno sfasamento temporale:le scene o quadri sono 5, ma non sono in ordine cronologico,la prima scena ( se vogliamo seguire e comprendere l’andamento della vicenda in senso lineare) è la 3 seguita poi dalla 1,e dalla 2 e poi le altre:cioè riassumendo la sequenza-3,1,2,4,5.

    Lucera,il personaggio piu’ giovane,con i suoi monologhi che provano a ricostruire dolorosamente la sua memoria,aiuterà anche a ricostruire l’intera vicenda:Lucera è chiaramente una figlia di desaparecidos,una dei tanti figli di dissidenti tolti di mezzo durante la feroce dittatura militare che ha coinvolto l’Argentina tra il ’76 e l”83, strappati alle famiglie originarie ed affidati ad  altre famiglie vicine al regime. Ma questa verità terribile è nascosta dietro ad una situazione ordinario-familiare apparentemente normale: tre fratelli ritrovano con le loro rispettive mogli per un improvvisato pranzo che li riunisce. Bugie, tradimenti, sospetti reciproci, competizioni continue e ridicole, si alternano in un’atmosfera contemporaneamente torbida e tragicomica, fino ad arrivare ad un finale inaspettato e catartico. La Storia però con Veronese (cosi’ come avviene per Cechov-grande classico molto amato dall’autore argentino), rimane all’orizzonte, sullo sfondo, indeterminata, il Politico o il Sociale a Veronese interessano fino ad un certo punto. L’attenzione è sulle relazioni umane, sulla violenza insita nelle relazioni stesse, sul desiderio che ci muove come burattini tirati da invisibili fili, sulle dinamiche banali e quotidiane che possono rivelare inaspettatamente un fondo di orrore. Sull’uomo e sulla donna, sul maschile e sul femminile, su cio’ che conta, come in Cechov, appunto.
     

     DANIEL VERONESE nato l’8 novembre del 1955 a Buenos Aires, è una delle figure di riferimento del teatro argentino nel periodo della post-dittatura. Inizia a lavorare all’inizio degli anni ‘90, fondando El Periférico de Objetos, collettivo di teatro di figura “per adulti”. Contemporaneamente Veronese inizia a scrivere testi propri, drammaturgie frammentarie, sospese in un presente “contaminato”, popolato da personaggi spesso senza nome e “psicologia”. Sul finire dei ‘90 il drammaturgo argentino diventa anche regista, dapprima mettendo in scena propri testi, tra cui anche “Mujeres soñaron caballos”, e negli ultimi anni indagando le scritture di Ibsen, Jon Fosse, Cechov, quest’ultimo molto amato dall’autore argentino. Buenos Aires – città che dopo la crisi economica del 2001 ha visto un’esplosione di esperienze teatrali- è considerata la città più “teatrale” del mondo e Daniel Veronese è riconosciuto come “maestro” da molti, al punto che anche grazie alla sua pratica in Argentina oggi è comune scrivere drammaturgie e metterle in scena allo stesso tempo. Veronese è stato selezionatore del Festival Internacional de Teatro de Buenos Aires e i suoi spettacoli sono stati ospitati nei maggiori festival europei e sudamericani.

    ROBERTO RUSTIONI nasce a Milano, dove si diploma all’Accademia dei Filodrammatici e lavora per un paio d’anni con la compagnia del Teatro Filodrammatici. Dal 1991 entra a far parte stabilmente della compagnia di Barberio Corsetti, prendendo parte per più di dieci anni a tutte le produzioni. Ha lavorato anche con S. Braunsweig, E. Vargas, Rafael Spregelburd, Marco Baliani. Dal 2002 ha iniziato un percorso personale. Mette in scena Lucido di Spregelburd, con cui vince il Premio Ubu 2011 come miglior novità straniera. A partire dalla stagione 2011/12, attraverso un lungo lavoro laboratoriale, scrive, dirige e interpreta Tre atti unici da Anton Cechov, in tournèe con grande successo di pubblico e critica. Nella stagione 2014/15 dirige e interpreta Being norwegian di David Greig, è impegnato come attore nell’ultimo progetto di Lucia Calamaro e come attore ed assistente alla drammaturgia nel prossimo lavoro su Pasolini di Barberio Corsetti. Tra i progetti futuri la messa in scena di un testo inedito di Daniel Veronese ed un progetto sul Ramayana del poeta indù Valmiki.