• Docile
  • di Menoventi

  • 17 novembre ore 21 e 18 novembre ore 19
    DOCILE
    menoventi
    di Gianni Farina e Consuelo Battiston
    con Consuelo Battiston e Andrea Argentieri
    regia, audio, luci Gianni Farina
    immagine Marco Smacchia
    organizzazione e promozione Ilenia Carrone
    produzione Menoventi/E-production
    in collaborazione con Masque teatro, progetto interregionale di residenze artistiche 2017
    un ringraziamento speciale a Ravenna Teatro, Teatro Due Mondi/Casa del Teatro e Flora Moretti

    Linda Barbiani non ha vinto ricchi premi alla lotteria della nascita; la dea bendata le ha assegnato umili origini, e nell’umiltà è cresciuta. I genitori le hanno lasciato in eredità un habitus maldestro e naïf, un marchio di origine che manifesta scarsa familiarità con la cultura e con il pensiero critico.
    Linda ha imparato l’arte del non lasciare traccia, dell’accontentarsi, l’arte di quella remissività che le permette di passare inosservata e di non creare problemi a nessuno.
    Un giorno l’Ufficio di Collocamento le consiglia di frequentare un corso di empowerment e in quel contesto incontra una persona che stimola la sua sensibilità e la sua fervida fantasia: «esprimi un desiderio».
    Qui comincia la nostra storia, una fiaba dei nostri tempi in cui anche i desideri degli sfigati possono avverarsi.

    PROTECT ME FROM WHAT I WANT!

    La pièce narra la storia di un disagio sociale utilizzando un’alternanza tra diversi registri formali che intende testimoniare lo stordimento delle classi subordinate poste di fronte a uno scenario che sembra situato fuori dal loro intendimento.
    La vita della protagonista si tinge di coincidenze dal sapore fantastico e grottesco; la numerologia, l’alchimia e i perentori truisms di Jenny Holzer contaminano la quotidianità generando equivoche superstizioni che dominano l’universo della rassegnata protagonista.
    Il Lavoro Precario accoglie con un sorriso la sua servile incompetenza, la salute è minata dalla mancanza di consenso informato e dalle violazioni del rapporto fiduciario con il medico, gli affetti sono miraggi idealizzati da una disposizione estetica ingenua e superficiale.
    Tutta la sua esistenza è contrassegnata dal disagio e dalla cedevolezza che aggioga “chi gli ostacoli se li porta dentro”, la sua esistenza bovina sembra rispecchiare la nostra, che affrontiamo il secondo millennio ormai “poveri di fatto, borghesi nel cuore”.