• Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare
  • Vincenzo Costantino "Cinaski"

  • Recital

    con la partecipazione di Francesco Arcuri [pianoforte, sega musicale, strumenti giocattolo]

  • Il reading dal titolo “Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare” è ironico, libertario, anarchico. Sregolato e profondamente semplice, diretto. La vita viene raccontata dal margine senza ipocrisia e mezze misure, si parla se si ha qualcosa da dire e si tace se non si è vissuto. Lo spettacolo di Cinaski è una celebrazione della curiosità, la vita viene scandagliata in tutti i suoi aspetti e, con l’assistenza del buonumore, tutto viene rubato ma anche restituito con la complicità della poesia. La lettura si avvale dell’accompagnamento al piano, sega musicale e strumenti giocattolo di Francesco Arcuri.

    L’autore presenta il libro
    Si tratta di un dialogo interiore attraverso il quale riesco a rendere pubblici i miei vizi, i miei peccati e a renderli condivisibili per riuscire a fare in modo che la parte oscura della vita di un uomo venga raccontata, che la persona venga raccontata. Non c’è sempre e solo la parte bella delle persone, a volte la parte brutta, la parte che ha fatto più male a chi l’ha vissuta o vista, la parte viziata da un certo tipo di modalità esistenziale, può essere edificante, illuminante, nel mio caso lo è stata.
    Raccontare me attraverso i miei errori e quelli di cui sono stato e sono testimone, è una forma di sdoganamento della bellezza nascosta, dell’amaro che c’è nella dolcezza.
    Quasi come a rendere potabile anche il fango.
    Non racconto i miei peccati in questo libro, nella vita mi limito a viverli, a trasformarli in parole per fare in modo che mi educhino a compierne sempre di meno ma a compierne sempre per evitare la santificazione e contemporaneamente allontanarmi dalla dannazione praticando la contemplazione.
    Mi piace appendermi alle parole e vestire i sogni, anche quelli altrui e attraverso il sostegno delle parole la vestizione rende più sopportabile quello che la vita ti dà, la fatica dell’esistenza, il male di vivere quando c’è, sia nel suo aspetto diabetico che in quello digestivo.
    L’uomo moderno è un eroe e bisogna esserlo per sopravvivere alla quotidianità, io mi limito a spiare la sua Epica e raccontarla.
    La vita nelle sue dinamiche e attraverso i suoi molteplici aspetti non è comprensibile a tutti, attraverso l’osservazione che giorno per giorno faccio camminando per la strada provo a tradurla quando ci riesco, e a renderla più potabile.
    La poesia è la cifra di questa potabilità, oggi più che mai.

    Vincenzo Costantino, chiamato anche Cinaski, nasce a Milano nel 1964. Poeta, narratore e interprete, libera la poesia dai libri per regalarla al palco e alla voce. La poesia scritta infatti gli va stretta: ama piuttosto raccontare in prima persona, di fronte a un pubblico e non a ipotetici lettori, secondo la migliore tradizione dei trovatori. Vive a Milano dopo essere sopravvissuto alla periferia. Dopo collaborazioni con alcune testate giornalistiche e con alcune riviste letterarie underground, nel 1994 c’è l’incontro umano e letterario con Vinicio Capossela che porterà a una intensa collaborazione. Con Capossela, nel 2009, Cinaski scrive a quattro mani il volume “In clandestinità”. Nel 2010 pubblica per Marcos y Marcos la sua nuova raccolta di poesia: “Chi è senza peccato non ha un cazzo da raccontare”.

    Vincenzo Costantino è un uomo fuori moda, un filosofo da marciapiede, libertario anarchico come la sua poesia. Viaggia tra le parole in modo eccentrico, praticando un nomadismo esistenziale che accende bagliori di liricità pura. Il maledettismo, il ribellismo, il gusto provocatorio emanano la vitalità esuberante di un poeta che dalle incursioni nella quotidianità, anche la più deprecata, lascia emergere immagini di insolita densità espressiva. Imprime nei versi sensorialità olfattiva, sottrae supponenza ai vocaboli logorati dall’uso, coniuga le proprie malinconie sulla vena dolente dei giorni. Crede nella scrittura che dà vita, carne, voce, ai sussulti di inquietudine e alle ansie di infinito. In una felice anarchia compositiva trasmette ondate di disperazione e impennate di ironia. Emoziona perché quello che vede è quello che vede, il resto è letteratura.

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