• WE ARE ONE
  • storie di viaggi, approdi, abbandoni e accoglienza

  • WE ARE ONE
    storie di viaggi, approdi, abbandoni e accoglienza
    in complicità con Baobab Experience, MEDU, JÀ – Serigrafia Migrante, Sartoria Karaló

    dalle h 19.00 concerto e proiezioni di foto e video

    Foto e video di: Federica Mameli, Andrea Kunkl, Marco Panzetti, Danilo Balducci, Giulio Piscitelli, Photo Tandem – Christan, Solomon, Hamza, Mohamed, Kadar, Mahmud, Tesfay, Abdurhim, Abdul Vehab, Mastur, Abulazim, Jema, Abdurhim, Nasr, Tohame.

    LIVE a cura di
    Black Casino and the Ghost (acoustic)
    Davide Combusti_ The Niro
    Cristiano De Fabritiis_Defa
    Ilaria Graziano
    Gianluca Ferrante
    Daniele Fiaschi
    Francesco Forni
    Sebastiano Forte
    Alessandro Innaro
    Gabriele Lazzarotti
    Federico Leo
    Granada
    Lemonlights
    Luminal
    Ou
    Pino Marino
    Joseph Martone
    Andrea Pesce_ Fish
    Valerio Vigliar
    Davide Maria Viola

    WE ARE ONE
    storie di viaggi, approdi, abbandoni e accoglienza

    Il primo giugno all’Angelo Mai si festeggia un’altra Repubblica, quella di un Paese grande come il Mondo, dove i mari non dividono ma uniscono e dove non ci sono muri o fucili a tracciare i confini perché i confini, semplicemente, non esistono. Una Repubblica di cui è cittadino o cittadina chiunque l’attraversi. Questa Repubblica non si celebra con le sfilate di carri armati, con parate di uomini e donne in divisa, ma con la musica, la lingua che tutti i corpi parlano. E con i desideri, quelle diversità infinite, fonte di inesauribile meraviglia.
    Il primo giugno si festeggia La Repubblica dei Desideri
    l’unico documento di cui hai bisogno è il tuo sorriso
    Una Repubblica in cui la patria è qualcosa che si ama facendo dell’amore la propria patria
    Una Repubblica in cui desideriamo e, prima di tutto, restiamo umani.
    Questo anno la festeggiamo con chi ogni giorno combatte perché si possa restare umani: esperienze come quelle dei volontari e delle volontarie di Baobab, di MEDU, come tante altre, veri propri presidi per la dignità umana. Iniziative come la Serigrafia Jà e la Sartoria Karaló portano avanti attività di accoglienza attiva, concreta. Festeggiamo il nostro 1 giugno non PER ma CON chi è protagonista dei viaggi, degli approdi, degli abbandoni e dell’accoglienza. WE ARE ONE.

    Mi porto dietro una storia che non ho vissuto. La storia di una parte di mondo, e del suo coperchio, un cielo di nuvole bugiarde. Dietro questa terra asperità timide, di là un mare non troppo pescoso, ma di secolo in secolo solcato da viaggiatori con abiti sempre diversi, e dal sorriso comunque beffardo di colui che non sente il sale nelle ferite. I denti gialli di vivande, più su capelli odorosi di vita vissuta. Mi porto dietro una lingua che non ho mai parlato. Tra le voci del mondo la mia è senza terra. Tra melodie inascoltate la mia è silenziosa. La narrazione di una stella non le ha dato uno strumento, nemmeno usato. La tessitrice non un filo nella trama. Un Dio può non dare un’origine.

    Idolo Hoxhvogli, Per me nessuna città

    :::PROIEZIONI::

    FROM THERE TO HERE
    un progetto fotografico di Giulio Piscitelli

    L’immigrazione verso l’Europa è un fenomeno che si è intensificato in maniera esponenziale soprattutto in seguito allo scoppio delle cosiddette primavere arabe, che hanno ulteriormente reso instabili i territori di passaggio o provenienza di migliaia di persone.
    Circondato da guerre ed instabilità, che in parte sono il risultato di precedenti ed attuali politiche occidentali, il vecchio continente ha l’importante compito di accogliere coloro che cercano un luogo sicuro dove vivere.
    Tuttavia, questo aumento di flussi migratori non è andato di pari passo con lo sviluppo di adeguate politiche per la gestione del fenomeno. Negli ultimi anni, l’Europa ha reagito intensificando i controlli alle frontiere, espellendo i migranti, ergendo muri o non semplificando i processi per l’ottenimento di regolari documenti; un approccio che spesso non ha preso in considerazione il diritto umano fondamentale di cercare una vita migliore.
    Il lavoro di documentazione della crisi migratoria in Europa iniziato nel 2010, ha abbracciato molti dei paesi interessati da questo fenomeno, in particolare quelli che rappresentano le porte dell’Europa, quelli che sono luoghi di passaggio per i flussi migratori; ma ha anche raccontato la vita di alcune delle comunità straniere sullo stesso territorio Europeo; perché gli arrivi di migranti sulle nostre coste sono solo la parte più evidente di una crisi ed una negazione dei diritti delle persone, che rischia di creare una società con enormi disparità dovute alle difficoltà di accesso alla cittadinanza, unica e vera possibilità per gli individui di essere parte integrante e partecipativa di una comunità.
    L’intento del progetto è quello di creare un archivio visivo di questo periodo storico e di questo importante fenomeno, che sempre di più rappresenta la conseguenza naturale degli sconvolgimenti creati nei paesi di provenienza di migliaia di persone; ed è inoltre una importante metafora del nostro mondo e delle sue disuguaglianze.
    Le modalità di arrivo ed accoglienza dei migranti e dei rifugiati in Europa, dimostra che nella nostra società, il diritto alla libertà di movimento e il diritto ad avere una vita normale non è lo stesso per tutti, e dimostra in parte come la nostra società, attraverso queste disuguaglianze, cerca per preservare i propri privilegi.

    From There to here 2010-2016 (il 2016 è incluso dato che ho scattato alcune foto di recente)
    I paesi visitati sono: Italia, Francia, Spagna, Marocco, Libia, Tunisia, Egitto, Sudan, Grecia, Macedonia, Croazia, Serbia, Ungheria, Bulgaria ( Turchia e Siria non inclusi fotograficamente, ma rientrano in un’ottica progettuale)
    Il progetto è stato interamente autoprodotto salvo per l’assignment nel deserto libico.

    Giulio Piscitelli
    (Napoli, 1981), dopo la laurea in Scienze della Comunicazione, si avvicina alla fotografia iniziando a collaborare con agenzie di news italiane e straniere. Dal 2010 lavora come freelance, realizzando reportage sull’attualità internazionale. I suoi lavori sono stati esposti al Festival Internazionale del Giornalismo di Perugia, all’Angkor Photo Festival, al Visa pour l’Image, presso la War Photo Limited Gallery e la Hannemberg Gallery. A partire dal 2010 si è concentrato sulla crisi migratoria in Europa, producendo il lavoro da cui è tratto il libro Harraga edito da Contrasto; contemporaneamente ha esteso il suo interesse fotogiornalistico alle crisi internazionali, documentando il colpo di stato in Egitto, la guerra in Siria, Iraq e Ucraina. I suoi lavori sono apparsi su quotidiani e riviste in Italia e all’estero, tra cui: Internazionale,New York Times, Espresso, Stern, Io donna, Newsweek, Vanity Fair, Time, La Stampa, Vrji. Attualmente Giulio Piscitelli vive a Napoli e il suo lavoro è rappresentato dall’agenzia Contrasto dal 2013.

    AQUARIUS
    Progetto fotografico di Andrea Kunkl, Federica Mameli, Marco Panzetti

    Alimentato da diverse crisi umanitarie in Africa, Medio Oriente ed Asia, e sospinto dalla situazione di violenza generalizzata in Libia, il disperato esodo verso l’Europa attraverso il Mediterraneo continua. Solo nel 2016, più di 5.000 persone hanno perso la vita in mare cercando di raggiungere l’Italia imbarcandosi dalla Libia.

    L’odissea dei migranti in Libia e durante il precedente viaggio dal loro paese d’origine e spaventosa: rapimenti, estorsioni, tortura, sfruttamento e stupri sono all’ordine del giorno nelle testimonianze dei sopravvissuti. L’unica via d’uscita è quella fornita dai trafficanti di persone: precarie imbarcazioni sovraccariche, che nemmeno nelle migliori condizioni meteo riuscirebbero a raggiungere l’Italia. Essere avvistati e soccorsi in mare aperto è la loro unica speranza.

    Gestita dalle ONG SOS Méditerranée e MSF Medici Senza Frontiere, la nave di soccorso Aquarius ha soccorso 14.444 persone in condizioni disperate e accolte a bordo altre 4.652 per un totale di 19.096.


    TROUBLED WATERS
    un corto di Marco Panzetti

    L’esodo attraverso il Mediterraneo in direzione dell’Europa, scatenato dalle numerose crisi umanitarie e dalla diffusione della violenza in Libia, non si ferma neanche nei mesi più freddi dell’anno. Solo tra gennaio e marzo 2017 hanno perso la vita in mare 602 persone.
    La nave di soccorso Aquarius, gestita dalle ONG SOS Méditerranee e da MSF (Medici Senza Frontiere), effettua operazioni di ricerca e salvataggio nel Mediterraneo. Tra febbraio e marzo 2017 l’equipaggio della nave ha portato in salvo oltre 9000 persone, in 70 diverse operazioni.
    Composto da testimonianze, interviste, riprese video e fotografie, questo breve documentario multimediale girato direttamente sull’Aquarius mostra il modo in cui vengono salvati i rifugiati e svela una dura verità: in Libia oggi si torna a praticare la schiavitù.

    SOLILOQUI AQUARIUS
    un corto di Andrea Kunkl

    Andrea Kunkl
    Walker, fotografo e sociologo. Ideatore e co-fondatore di exposed e habitat project.
    Principalmente si occupa di progetti di ricerca visuale partecipati, corali e di lungo periodo.
    Il suo lavoro è stato esposto in diverse gallerie e pubblicato su alcuni magazine.Ha insegnato tecniche di sociologia visuale nel reportage presso Naba, nuovo dipartimento delle arti di Milano, Spazio Forma Milano e dipartimento di sociologia di Milano.
    E’ curatore di hinabitants Film Festival.

    Federica Mameli
    E’ una fotografa e fotogiornalista freelance.
    Nata a Milano, ha frequentato il Master in Fotogiornalismo presso l’ISFCI di Roma.
    Il suo lavoro è focalizzato su temi sociali, conflitti ambientali e migrazioni.
    Negli ultimi due anni ha realizzato reportage che raccontano la crisi umanitaria nella fase drammatica di attraversamento dell’Egeo e del Mediterraneo.

    Marco Panzetti
    Laureato in Scienze della Comunicazione, Marco è un fotografo freelance attualmente residente a Barcellona (Spagna). Il suo lavoro fotografico è incentrato su tematiche contemporanee legate a questioni identitarie, migrazioni, ingiustizia sociale e sviluppo, e intende gettare uno sguardo in profondità su realtà, comunità, storie ed eventi la cui rappresentazione è solitamente distorta o fornita solo parzialmente dai media tradizionali.

    BAOBAB EXPERIENCE
    progetto fotografico di Danilo Balducci

    Danilo Balducci
    Nato a L’Aquila nel 1971 è sempre stato affascinato dalla fotografia e dal potere comunicativo delle immagini. Reportage e fotografia sociale sono i suoi interessi principali. Diplomato presso l’Istituto Superiore di Fotografia e comunicazione integrata di Roma è professionista dal 1998. Docente di fotografia e reportage presso l’Accademia di Belle Arti di L’Aquila. Fornisce regolarmente immagini ad agenzie fotografiche italiane ed estere. Le sue immagini e le sue storie sono state pubblicate su giornali e riviste nazionali ed internazionali: Time, Life, Denver Post, Internazionale, Der Spiegel, Daily News, L’Espresso, Repubblica, Panorama..
    Vincitore di diversi premi, nel 2002 è vincitore del primo premio Carla Mastropietro per il fotogiornalismo; nel 2005 vincitore del Premio per la pace e per la libertà ad Atri (Te); nel 2008 ha ricevuto 2 Bronze award dall’ Orvieto International Photography Awards (sezioni reportage e portraits) e vari premi nazionali e internazionali; nel marzo 2009 vince il B.O.P. 2009 (Best of Photojournalism) indetto dalla NPPA (National Press Photographer Association) negli USA classificandosi terzo nella categoria “Non Traditional Photojournalism Publishing”.
    Un’ immagine del terremoto in Abruzzo è inserita da LIFE Magazine tra le Pictures of the Year 2009.
    Nel 2015 è Absolute Winner nella categoria “People” al FIIPA (Fiof Italy International Photography Awards) e si classifica secondo nella stessa categoria. Riceve inoltre cinque Honorable Mention nelle categorie “Reportage”, “Portraits” e “People”.

    :::MOSTRE FOTOGRAFICHE:::

    PHOTO TANDEM
    foto di Christan, Solomon, Hamza, Mohamed, Kadar, Mahmud, Tesfay, Abdurhim, Abdul Vehab, Mastur, Abulazim, Jema, Abdurhim, Nasr, Tohame, provenienti da Etiopia, Eritrea, Somalia, Egitto, Camerun, Libia, Sudan e Iraq.

    Il progetto Photo Tandem nasce nel gennaio 2017 come esperimento narrativo, artistico e di inclusione sociale con il patrocinio dell’Associazione Baobab Experience e da un’idea del fotografo Stefano Corso.
    La base del progetto è quella di raccontare situazioni cittadine per noi familiari con gli occhi dei migranti che da poco tempo si confrontano, non solo con le difficoltà di inclusione e accettazione della nostra società, ma anche con le differenze culturali e di vita che molto spesso rendono difficile la comprensione reciproca di due mondi apparentemente distanti.
    Photo Tandem, vuole mostrare la nostra quotidianità con i loro occhi, per aiutarci a comprendere il nostro mondo, le loro difficoltà e la nostra apparente normalità e per creare momenti di socialità, fiducia reciproca e umanità tra fotografi e migranti.
    Nelle prime quattro uscite organizzate e realizzate nel progetto, ciò che più ci ha colpito – oltre a quanto illustrato in questa mostra dalle foto stesse, è stata la capacità di ogni tandem di comunicare attraverso il linguaggio degli occhi e della fotografia, reciprocità creata tra persone che spesso non si esprimevano nella stessa lingua.
    Durante le uscite i migranti hanno potuto smettere di sentirsi tali, vivere l’esperienza di essere giovani con una macchina fotografica, dediti ad esplorare la città che li ospita, vedendosi così riflessi anche negli occhi dei passanti non solo nei propri. È catartico osservare come chi ha attraversato dolori importanti come lasciare la propria terra, i propri affetti e spesso anche la propria condizione sociale si possa sentire in una situazione di normalità solo avendo una macchina fotografica tra le mani e notare come attraverso un obiettivo per qualche ora sia possibile tentare di lasciarsi tutto alle spalle. Lo stupore nei loro occhi come prima reazione al contatto con una fotocamera professionale ne è stata la prova.

    AUTOPRODUZIONI MIGRANTI
    mostra fotografica a cura di Jà – Serigrafia Migrante e Karalo’ Roma

    Serigrafia Migrante Jà
    JÀ in maliano significa IMMAGINE
    Siamo un gruppo di ragazzi richiedenti asilo politico che vivono ad
    Ariccia e che hanno deciso di uscire dal limbo rappresentato dalla vita estraniante nel centro di accoglienza e dalla lunga attesa imposta dalla legislazione italiana ed europea per ottenere i documenti.
    Grazie all’incontro con gli attivisti di Occupazioni Precari Studenti e con i ragazzi della camera oscura FZero abbiamo appena iniziato un progetto di stampa serigrafica che attraverso l’arte e l’artigianato ci consentirà di costruirci una professionalità ed un futuro lavorativo in questo paese, oltre a rompere quel velo di invisibilità posto su di noi dal sistema di accoglienza che ci isola dal resto della cittadinanza.
    JÀ È CONOSCENZA: perché permette a noi e ai nostri concittadini dei Castelli Romani di conoscerci a vicenda, di abbattere gli stereotipi e di costruire una convivenza fondata sul rispetto.
    JÀ È MUTUO SOCCORSO: perché nasciamo grazie all’aiuto e al
    sostegno dei cittadini dei Castelli e di Karalò – Sartoria migrante. La
    solidarietà è dunque iscritta nel nostro DNA.
    JÀ È ANTIRAZZISMO: perché ci sono dei piccoli politicanti locali e
    nazionali che vogliono alimentare la guerra tra poveri soffiando sul fuoco del razzismo a cui rispondiamo con un progetto che vede coinvolti i nativi e i migranti mano nella mano e senza distinzioni.

    Sartoria KARALÒ
    Il progetto della sartoria Karalò, parola mandinga che significa sarto, nasce a Roma dall’incontro tra richiedenti asilo di diversa nazionalità, alcuni operatori e operatrici dell’accoglienza e lo spazio di mutuo soccorso Communia Roma, nella figura di precari\e
    e studenti\esse.
    In questo spazio i ragazzi e il collettivo di Communia hanno messo in piedi un vero e proprio laboratorio di sartoria autogestito.
    Partendo da parole come antirazzismo, uguaglianza, autorganizzazione e mutualismo, in cui tutti sono soggetti attivi, si sviluppa naturalmente il percorso di Karalò.
    Recuperare la dignità e la dimensione di esseri umani, annichilita dall’esperienza del viaggio e dalla lunga permanenza nei centri, sono aspetti centrali del nostro progetto, basato su un processo di inclusione sociale orizzontale intenso come scambio di storie,
    competenze, energie e desideri, lontano dall’assistenzialismo e dal business dell’accoglienza.
    Sostenere queste esperienze vuol dire lottare insieme contro lo sfruttamento, il razzismo, l’esclusione sociale ed economica di chi sta cercando di riprendere in mano i fili del proprio destino.
    Se avete voglia di visitare la nostra sartoria, conoscere il progetto e vedere i nostri prodotti, ci trovate tutti i pomeriggi a Communia, spazio sociale autogestito a San Lorenzo, in via dello Scalo San Lorenzo 33.

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