• Le Naphta Narcisse + Luminal
  • Le Narcisse presenta
    Le Naphta Narcisse + Luminal
    due dischi, due band, un solo concerto
    + mostra di Pelin Santilli

  • A maggio escono il primo disco dei Le Naphta Narcisse, “Narcisi Geishe”, ed il nuovo atteso disco dei Luminal, “Amatoriale Italia”. Entrambi prodotti da Daniele “ilmafio” Tortora per la neonata etichetta “Le Narcisse”, saranno presentati in anteprima questa sera all’Angelo Mai Altrove Occupato.
    Due dischi, due Band, un solo concerto.
    È gradita la presenza di un dottore in sala.

    Le Naphta Narcisse nasce una sera di gennaio del 1995 a L’Aquila, quando Mirko Marzolo (voce) e Stefano Valeri (batteria) si conoscono per caso nell’unica birreria degna di questo nome della città e, sempre per caso, scoprono che di lì a una settimana compiranno diciotto anni a un giorno di distanza l’uno dall’altro. Parlano tutta la sera. Ognuno è folgorato dalle idee dell’altro, ognuno ribatezza l’altro… Mirko diventa Caster e Stefano diventa Gas. Decidono di mettere su una band. Reclutano altri musicisti e iniziano a provare in una storica sala-prove della città che altro non è che un enorme scantinato di un palazzo del ‘400. È dagli anni settanta che quel posto umido e puzzolente funge da ritrovo per i giovani musicisti aquilani, è dagli anni settanta che quel posto si chiama Nafta Benza. È da questo nome e dall’interesse che hanno per il concetto di narcisismo che Gas e Caster inventano Le Naphta Narcisse. Caster canta e scrive i testi, Gas suona la batteria e compone. Dopo svariati cambi di formazione e due anni passati sottoterra a cercare suoni, armonie e parole i Naphta (così si chiamano fra di loro) registrano un demo e finalmente iniziano ad esibirsi. Fra il ‘97 e il ‘98 hanno un intensa attività live e all’Indhastria di Giulianova (TE) aprono i concerti di Wolfango, Apha e Subsonica. Sempre al ‘98 risale l’avvenimento più importante nella storia del gruppo, entra a far parte della band, come chitarrista e non solo, Daniele Tortora che Gas e Caster  nominano subito Mafalda, cioè… ilmafio. Registrano nuovo materiale e si esibiscono diverse volte a Roma, fra cui ben quattro concerti nello storico club “Il Locale”. Nel ’99 però ilmafio è costretto a lasciare la band per incompatibilità artistica e personale con altri membri del gruppo. Per simili motivi alla fine dello stesso anno anche Caster lascia e, di fatto, scioglie la band ed il sodalizio con Gas che, con i membri rimanenti e una nuova cantante, da vita ad un diverso progetto. Inizia un nuovo millennio, passano gli anni e Le Naphta Narcisse non esiste più, o meglio, non esiste più una band con quel nome. Perché Le Naphta Narcisse non è solo un gruppo rock, non è solo un progetto musicale… è un’Entità Artistica e Sovversiva. Almeno così è nella testa di Caster che, in solitudine e senza progettualità alcuna, inizia a comporre nuove canzoni che sottopone solo agli amici in occasioni per lo più conviviali. Fra questi amici c’è, come c’è sempre stato dal giorno in cui si sono incontrati, ilmafio, il quale alla fine del 2007 si convince e fa la sua proposta all’amico: rimettere in piedi la band, far rinascere Le Naphta Narcisse. Alcuni anni sono passati e molte cose sono cambiate, ma ilmafio ha le idee ben chiare: se il progetto deve rinascere si deve iniziare a lavorare sul nuovo materiale di Caster (più qualche cavallo di battaglia) e registrare, prima di tutto, un disco, ma, per fare ciò, si dovranno cercare nuovi riferimenti e una diversa logistica rispetto al passato. Così la sede lavorativa del gruppo si sposta definitivamente a Roma. Ilmafio invita a far parte del progetto il chitarrista Federico Gullo che conosce i vecchi demo dei Naphta e accetta. È buio totale sul bassista, ma per il batterista ilmafio non ha dubbi… bisogna richiamare Gas. Gas c’è e si riparte. Purtroppo per questioni di carattere pratico la band può riunirsi e lavorare solo pochi giorni al mese, a rallentare ulteriormente i lavori sono le defezioni che si susseguono al ruolo da sempre più problematico per i Naphta: il basso.
    Il 6 aprile del 2009 alle 3:32 la vita di Caster e Gas (e di altre cinquantamila persone) viene per sempre sconvolta dal terremoto più violento mai registrato in Abruzzo negli ultimi trecento anni. La città de L’Aquila è distrutta. Quella notte trecentonove persone perdono la vita sotto le macerie. Decine di migliaia perdono casa e lavoro; soprattutto, perdono quelle poche certezze che avevano fino ad allora. Fra queste anche Gas e Caster. Ma non c’è tempo per piangere e commiserarsi, bisogna rifarsi una vita. Gas si trasferisce a Pescara. Caster viene letteralmente prelevato dal Mafio e portato a Roma dove è ospite dell’amico per qualche settimana, poi trova un lavoro e una camera in affitto. Anche se può sembrare assurdo, non è poi così difficile diventare fatalisti quando nella vita ti capitano certe cose. Nella mente di Mirko scatta qualcosa, per lui il terremoto era un appuntamento… un appuntamento tellurico. La sua presenza a Roma, la vicinanza con ilmafio e Federico e una nuova, più cinica visione del mondo lo portano a scrivere altro materiale e, soprattutto, a spingere se stesso e gli altri a fare di più. I Naphta si esibiscono con brevi performance in alcuni locali della capitale fra i quali il Contestaccio e Stazione Birra. L’obbiettivo principale però resta la lavorazione del loro primo album che però è di nuovo frenata dalle oggettive difficoltà di Gas che è troppo lontano, troppo impegnato o forse troppo poco coinvolto. Fatto sta che Gas non riesce a garantire una presenza costante di cui la band, adesso più che mai, ha un assoluto bisogno. Siamo arrivati al maggio 2010 e le strade artistiche di Caster e Gas si separano ancora ma questa volta Caster non rimane solo. A Gas subentra  Corrado D’Agostino (detto Dagus). L’attività del gruppo subisce un’accellerazione, il live migliora e diventa più corposo. “Narcisi Geishe” il loro primo album sta per venire alla luce.

    Post scriptum
    In questo resoconto manca volutamente ogni tipo di descrizione di quello che i Naphta più di ogni altra cosa fanno e vogliono fare, cioè la loro musica, e ciò perché quello che fanno è semplicemente indescrivibile… non è una carineria tanto per dire, è la verità pura. Come si può descrivere a parole una cosa tanto semplice e naturale e allo stesso tempo così complessa e così diversa da quello che normalmente ci capita di ascoltare? Non si può, pertanto…
    VIVA I NAPHTA… VIVA LE NARCISSE!!!

    Narcisi geishe: un disco d’esordio di una band che peró vive da anni attraverso mutazioni e cambi di percorso. Nata a l’Aquila alla fine degli anni 90, ha macinato chilometri e situazioni in giro per l’Italia, fino al suo scioglimento ed alla sua rifondazione a Roma. Molti compagni di viaggio lasciati alle spalle, ma con maggior consapevolezza rispetto all’itinerario da intraprendere, si riparte da Narcisi Geishe. Disco variegato e complesso, come la natura dei suoi componenti e la dinamica dell’evoluzione della band stessa. Partendo da ciò che di buono c’era nel pensiero originale fino a farlo collimare con l’idea attuale. La destrutturazione e distruzione dell’icona per eccellenza. La cronologia decadente della graduale perversione dell’idea stessa di icona. La corruzione dell’essenza e del significato derivante.

    A due anni di distanza da “Io non credo” e cinque dal fortunato esordio “Canzoni di tattica e disciplina”, i Luminal tornano con un disco che sorprenderà e spiazzerà il loro pubblico, realizzato da una band inedita, con nuove idee e uno stile musicale completamente rinnovato.
    Amatoriale Italia
    è stato registrato/prodotto/mixato da Daniele ilmafio Tortora presso il Clivo Studio per Le Narcisse, neonata etichetta romana, utilizzando solo basso, batteria, armonica e voce, e in larghissima parte in presa diretta di strumenti e parti vocali. Masterizzato da Giovanni Versari presso La Maestà di Forlì, il disco è un violentissimo racconto dell’Italia di internet (Blues maiuscolo del maniaco su Facebook, L’aquila reale), dell’Italia televisiva e post-televisiva costruita da Berlusconi a sua immagine e somiglianza (Lele Mora, Casa in campagna, Donne du du du) e della vita di un gruppo indie rock e delle sue contraddizioni alle prese con la scena indipendente italiana (C’è vita oltre Rockit, Dio ha ancora molto in Serbia per me, Giovane musicista italiano, vecchio italiano). Al contrario degli album precedenti i Luminal affrontano e parlano di quello che vivono, di quello che li circonda, di storie piccolissime ma non per questo meno importanti, e lo fanno con un linguaggio chiaro e immediato.
    La cultura da talent, da reality, da social, da file/video/porno sharing, sta forgiando eserciti di dilettanti e moltitudini di persone impegnatissime a “non prendersi troppo sul serio” e a scacciare con un gesto della mano tutto quello che è sostanza, impegno, ricerca nell’arte. Il minimo comune denominatore tra la cultura pop e le tendenze più hip dell’indie italiano è proprio questo: il non prendersi sul serio. In questo album i Luminal si adeguano a modo loro a tutto questo, realizzando un disco che si prende talmente tanto sul serio da essere disposto a sporcarsi le mani con il qualunquismo e le realtà più vacue che si possa immaginare, usando come arma una musica dura e rozza come un’ascia e dei testi che oltrepassano il sarcasmo e arrivano al sadismo.
    Particolarmente significativi i videoclip, scritti dalla band (e realizzati spesso con il fotografo e videomaker Andrea Labate, autore anche della copertina dell’album) e capaci di rappresentare con violentissima ironia l’immaginario dell’album: da “Grande madre Russia”, un live con Stalin che rimbalza sui sottotitoli in stile karaoke, a “Lele Mora” dove tra le mille immagini fulminee ci sono un cantante da piano bar sullo sfondo della Costa Concordia affondata e uno spogliarello in parlamento, a “Canzone per Antonio Masa (cover dei Laghetto)” un folle b-movie dove una papessa fantasma irrompe dalla televisione in un salotto surreale compiendo una strage, fino a “Carlo vs. il giovane hipster” che racconta con spirito dissacrante e punk l’omologazione di una generazione, rivendicando la possibilità di un’altra vita, di un altro modo di essere.

    Luminal
    Carlo Martinelli: voce, armonica
    Alessandra Perna:
    basso e voce
    Alessandro Commisso
    : batteria

  • Servizi disponibili:
  • Prezzo dell'evento: 5 euro