• Frammenti condivisi
  • una serata con Angelo Mai Altrove + Teatro Valle Occupato
    @ Teatro Valle Occupato, via del Teatro Valle 21

  • con Laura Arzilli, Cristiano De Fabritiis, Francesco Forni, Ilaria Graziano, Gabriele Lazzarotti, Pino Marino, Andrea Pesce, Riccardo Sinigallia, Emma Tricca, Giovanni Truppi

  • “L’unica dimostrazione di buona volontà reale è l’azione comune:

    anche, e tanto più, se scandalosa.”

    Pier Paolo Pasolini

     

    Mercoledì 10 al Teatro Valle Occupato arriva l’Angelo Mai Altrove.

    Si mette in pratica una convivenza, non una forma di ospitalità. Questa serata non ha a che fare con la solidarietà o con le buone maniere, ma con la condivisione di una battaglia scandalosa.

    Col desiderio di costruire una città in cui la cultura sia una pratica quotidiana e non una sporadica vetrina.

     

    È da mesi che il Comune di Roma, attraverso i Vigili Urbani, intima la chiusura dell’Angelo Mai  dichiarando che “non vi si svolgono attività culturali e non vi sono luoghi adibiti ad esse” e che in realtà vi si svolge solo ”una lucrosa vendita di alcolici a un pubblico indiscriminato.”

    Ora la stretta si è fatta più pesante e l’Angelo Mai è a rischio sigilli.

    All’Angelo Mai Altrove in 3 anni è successo questo:

    ° Uno scheletro, una capanna, senza pavimento, senza porte né finestre è diventato, grazie alla partecipazione e non certo ai soldi pubblici, un teatro sala concerti completamente rivestito in legno – con tanto di trattamento ignifugo previsto dalla normativa europea –, dotato di un impianto elettrico a norma e di attrezzature paragonabili a quelle di molti luoghi “istituzionali”.

    ° Sono stati prodotti e coprodotti  62 spettacoli, 198 concerti, 34 performance, 23 laboratori.

    ° Hanno preso vita possibilità culturali, slanci artistici, formazione, tentativi di autoimpresa in assenza di finanziamento pubblico.

    Tutto ciò a costo zero per le istituzioni e per i contribuenti.

     

    L’Angelo Mai, come il Teatro Valle, vuole salvare i luoghi e spalancarne le porte invece di regalarli a spietate privatizzazioni o all’abbandono.

    Lo spazio alle Terme di Caracalla è il risultato di un percorso di lotta partito nel 2004 a Rione Monti, dove si voleva salvare un vecchio convitto destinato a diventare un centro commerciale o un residence di lusso. Veltroni sgomberò da quel convitto – con un grande dispiego di forze dell’ordine – il collettivo dell’Angelo Mai nel 2006, dicendo che lì era urgente fare una scuola. Quella scuola, ad oggi, non è stata fatta, nonostante siano stati spesi diversi milioni di euro per cominciare i lavori e poi bloccarli. Un’altra cattedrale nel deserto.

     

    L’Angelo Mai Altrove il 10 ottobre è al Teatro Valle Occupato perché quel luogo gli è complice dalla nascita. Perché il ragionamento sull’arte, sulla fruizione ampia e diversificata in una città in cui tutto è diventato per pochi, l’attenzione al contemporaneo e al suo valore di lente sul presente, li accomuna e li fa camminare insieme da tempo.

    Il 10 ottobre i lavoratori e le lavoratrici dello spettacolo dell’Angelo Mai e del Teatro Valle costruiscono una serata insieme perché le misure persecutorie che vogliono chiudere l’Angelo Mai rispondono a un disegno politico asfittico e reazionario a cui dicono NO!

     

    Perché uno spazio indipendente che cerca di diffondere cultura, arte e pensiero critico non può essere trattato come un locale o come un bar abusivo.

    Perché l’esistenza dei nostri spazi è un sonoro NO! alla deriva securitaria e xenofoba della Roma di Alemanno e al deserto culturale di questo Paese.

     

    Perché i nostri spazi sono “un frammento condiviso di una coscienza collettiva” e nessuna divisa può fermare il battito del loro cuore.

     

    Ora l’Angelo Mai Altrove è chiuso. Straordinariamente – e forse per gli ultimi giorni! – sarà aperto dal 14 al 18 ottobre per “SHOTS: An American Photographer Journal 1967-1972”, mostra fotografica di David Fenton, i cui scatti vengono esposti per la prima volta in Italia. Un esempio virtuoso di autoproduzione. Una mostra completamente autofinanziata grazie alla partecipazione attiva dei cittadini.