• Ei fu siccome Dada_dada soirée
  • Venite venite, signore e signori, a festeggiare con noi in un giornata flusso dal pomeriggio alla notte il più esuberante, corrosivo e insignificante (nel senso di senza significato) movimento avanguardista del novecento: il Dada! Abbiamo chiamato artisti, musicisti, teatristi, cabarettisti e tutti gli altri -isti possibili a festeggiare con noi con pezzi e improvvisazioni a tema, seguendo il rigoroso criterio del fatto che ognuno porta ciò che più gli aggrada. Non cercateci un senso perché, come ricorda Tristan Tzara, “Dada non vuol dire nulla”.

    Perché il 5 maggio? Perché il 5 maggio sono 102 anni e 3 mesi dall’apertura dello storico Cabaret Voltaire di Zurigo, dove il movimento nacque e si sviluppò. O anche perché il 5 maggio è il titolo di un’ode di Alessandro Manzoni – il più dadaista dei poeti italiani – dedicata alla morte di Napoleone Bonaparte. Oppure perché sono duecento anni esatti dalla nascita di Karl Marx (5 maggio 1818). Ma va anche bene se un perché ve lo inventate voi.

    Solitamente la nascita del Dada è fissata nell’anno 1916, ma nell’epoca più necrofila della cultura occidentale, dove di contemporaneo non si parla mai ma basta un anniversario con la cifra tonda per scatenare una selva di commemorazioni, nessuno si è filato il centenario Dada nemmeno di striscio. E la cosa non sorprende, perché il Dada, da qualunque parte lo prendi, ti sguscia da tutte le mani. Ma forse la data corretta è il 1918, quando il 23 marzo fu letto per la prima volta il manifesto Dada, redatto con due anni di ritardo rispetto alla nascita del movimento (in totale controtendenza rispetto alle altre avanguardie). Oppure la data – o la dada… – giusta è quella che scegliamo casualmente perché semplicemente ci va di festeggiare un’esperienza che ha sovvertito le regole dell’arte senza volere imporne alcuna.

    E quindi se vi va di esserci, fatecelo sapere. Per i volenterosi che volessero aderire all’ultimo momento a questa chiamata alle armi di peluche ci sarà un “open mic”, per accogliere performance estemporanee.

    I dadaisti hanno messo in scena la loro protesta contro l’arte seriosa e trombona che pretendeva di andare avanti come sempre nonostante la grande guerra stesse demolendo l’Europa pezzo a pezzo. Chiusi nell’esilio dorato della Svizzera, invece di diventare complici hanno preferito far saltare il banco. Perché se fuori la gente muore e l’umanità precipita nell’abisso allora l’abisso (di senso) è l’unica arma che si può sfoderare contro lo stato delle cose. Se tutta questa combinazione di robe vi dice qualcosa anche nel 2018, allora venite a festeggiare con noi! il 5 maggio: 100 anni, 1 mese e 12 giorni dopo la lettura del manifesto; oppure 102 anni e mesi 3 dopo l’apertura del cabaret Voltaire; oppure 197 dopo la morte di Bonaparte, il più dadaista degli imperatori; oppure semplicemente un giorno dopo il 4 maggio, o uno prima del 6.

    PS: se qualcuno si offre di leggere pezzi di teatro dada, frammenti storici o di manifesti veri, finti o presunti, è bene accetto!

    Hanno accettato il dada invito:
    Andrea Cosentino Ivan Talarico Claudio Morici Nano Egidio (Marco Ceccotti, Francesco Picciotti) Elvira Frosini (Frosini/Timpano) ALDES (Andrea Cosentino, Alessandra Moretti, Mariano Nieddu, Stefano Questorio) Arianna Dell’Arti
    Riccardo Goretti Lisa Natoli Simona Senzacqua Francesco Spaziani Flavio Sciolè (video) Attilio Scarpellini Emilio Barone Hangar Duchamp i TU e “Max Tigre DadaSet”