• Laboratorio sociale afrobeat
  • laboratorio musicale gratuito per musicisti e non a cura di Guglielmo Pagnozzi e Reda Zine

  • in collaborazione con Afrodisia l'Afrique à Rome, in attesa della grande afrobeat jam session del 22 marzo
    per partecipare al laboratorio non è necessaria l'iscrizione
    per informazioni: gp@jazzdog.it, 393.9785587

  • Il Laboratorio Sociale Afrobeat, diretto e coordinato da Guglielmo Pagnozzi e Reda Zine è un laboratorio musicale gratuito e aperto a tutti i cittadini musicisti e non.
    Nato a Bologna nel 2012 come workshop di tre giorni alla Scuola Popolare di Musica Ivan Illich, è stato poi riproposto all’interno delle attività NoA, assemblea che lotta in nome di Arte e Cultura come Bene Comune, e in collaborazione con Bartleby, XM24 e Locomotive Club.
    Il Laboratorio Sociale Afrobeat si propone come un’esperienza collettiva di condivisione della cultura e dei saperi musicali, non riceve finanziamenti pubblici né privati e si basa esclusivamente sul volontariato.
    Il Laboratorio è aperto a tutti gli strumenti, senza limiti di numero, non è necessario saper leggere la musica ed è a frequentazione libera.
    È aperto anche a chi si occupa di teatro, poesia, danza, arti visive e qualunque altra attività creativa.
    I “non musicisti” possono partecipare suonando piccole percussioni: il loro apparentemente piccolo contributo in realtà viene valorizzato nell’insieme ritmico “corale”.
    Gli incontri si articolano in momenti teorici di ascolto di materiale musicale e discussione di argomenti inerenti al mondo dell’afrobeat e in lunghi momenti di pratica musicale.
    Tramite la pratica diretta e il lavoro musicale su alcuni brani scelti del repertorio afrobeat classico di Fela Kuti verranno analizzate le ritmiche afrobeat per batteria e percussioni, gli intrecci ritmici per basso e due chitarre, il ruolo della voce solista e del coro, la sezione fiati e l’improvvisazione.

    Nella Nigeria degli anni ’70, cannibalizzata da regimi militari e colonialisti, i musicisti Fela Kuti e Tony Allen, ispirandosi al funk di James Brown e innestando ritmi tradizionali youruba, hanno dato vita a un nuovo genere musicale, che era anche un grido di ribellione: l’afrobeat .Musica meticcia che unisce il groove funk alle ritmiche tradizionali dell’africa occidentale,  impregnata di high life, di blues, di jazz modale e di musica afrocubana.
    Oltre a essere una musica ballabile e festosa l’afrobeat si caratterizza per l’esplosiva carica politica e sociale, innescata dai testi di Fela Kuti che nelle sue canzoni denunciava le ingiustizie sociali, politiche, economiche e civili della società.