• LE COSE BELLE
  • h 17.00 proiezione_Le cose belle [documentario, 88', 2013]
    un film di Agostino Ferrente, Giovanni Piperno
    h 18.30 master class sul documentario a cura di Agostino Ferrente

    IN MEDIA RES/NEL MEZZO DELLE COSE è un progetto di formazione a cura dell’Angelo Mai, esperienza che da 10 anni si interessa e sostiene i linguaggi del contemporaneo realizzato con il sostegno di Roma capitale, Assessorato alla Cultura, Creatività e Promozione Artistica – Dipartimento Cultura.
    Ingresso libero e gratuito – si consiglia la prenotazione a prenotazioni@angelomai.org

    Il film, realizzato in co-regia con Giovanni Piperno, mescolando immagini di repertorio e nuove riprese, racconta quattro vite nella Napoli piena di speranza del 1999 ed in quella paralizzata negli anni che vanno dal 2009 al 2013. Miglior Documentario Italiano al Doc/It Professional Award 2014, votato tra altri 90 titoli da una Academy di circa 150 professionisti tra registi, produttori, direttoridi festival e critici che si occupano di documentario. Premio del Pubblico Italiano (offerto dall’associazione 100autori) e il Premio del Pubblico Europeo (un premio in distribuzione a Londra, Parigi e Berlino messo a disposizione dagli Istituti Italiani di Cultura). Il film era stato presentato in versione non definitiva alle Giornate degli Autori (Mostra del Cinema di Venezia) 2012, vncendoo poi il Primo Premio al SalinaDocFest 2012; il Riconoscimento Speciale al MedFilm Festival 2012; il Prix Azzeddine Meddour Pour la première Oeuvre al Festival Internazionale del Cinema Mediterraneo di Tétouan 2013; la Menzione Speciale al Concorso Italia Doc e la Menzione Speciale casa Rossa Doc al Bellaria Film Festival 2013, la Menzione Speciale al Visioni Fuori Raccordo Film Festival 2013, il Prix du Jury Jeune ad Annecy Cinéma Italien 2013, la Mention Spécial ai Rencontres du Cinéma Italien à Toulouse 2013 e il Premio Miglior Documentario al Festival dei popoli e delle Religioni 2013, Premio Scuole di Cinema al Festival del Cinema Italiano 2.0 di Como 2014, Selezionato tra i 6 documentari del circuito della Rete degli Spettatori 2014.

    “Storij e prumess chi part e chi rest storij e chi se ward a vit aret a na finestr”. Musica napoletana: la ballano tutti, per strada, in casa, cantano, in auto o da ambulanti nei locali del centro. Musica che entra prepotente nel documentario ” Le cose belle ” di Agostino Ferrente e Giovanni Piperno. Un racconto lungo dodici anni, che porta in scena le vite di Adele, Enzo, Fabio e Silvana. Incontrati a Napoli nel 1999, quando avevano fra gli 8 e i 12 anni, per un servizio commissionato dalla Rai. Ritrovati dai due registi nel 2009 e nel 2012, cresciuti, sbattuti dall’entusiasmo esplosivo che mostravano da bambini alla disillusione, al post-disoccupazione, post-arresti, malattie, amori infranti di quando hanno quasi trent’anni. Il passaggio dall’infanzia alla vita, insomma. Quella vita precaria che a Napoli ha forme forse più radicali che altrove ma che è un segno di riconoscimento dei giovani di tutta Europa: «Se no non si spiegherebbero il successo che abbiamo avuto anche in Francia e i commenti dagli altri paesi», racconta Piperno.
    Eccole “Le cose belle” che mostra questo documentario, pluripremiato in festival e concorsi e ora distribuito in alcune agguerrite sale cinematografiche: sono le immagini della Napoli del “rinascimento” del 1999, quando i protagonisti erano bambini e dicevano «da grande farò la modella – il cantante – il calciatore».
    Sono le stesse vite dodici anni dopo, in una città «sommersa dall’immondizia», come annotano gli autori, dove la voglia di mostrarsi e ridere è finita nello smaltimento indifferenziato di un “essere grandi” fatto di lavori ultraprecari, fratelli uccisi per strada, litigi, frustrazioni, genitori da mantenere, sogni a cui rinunciare. «Si dice che il tempo aggiusta tutto… Ma chissà se il tempo esiste davvero», scrivono i due registi nella sinossi del film: «Forse il tempo è solo una credenza popolare, una superstizione, una scaramanzia, un trucco, una canzone. Il tempo si passa a immaginare, ad aspettare, e poi, all’improvviso, a ricordare. Ma allora, le cose belle arriveranno? O le cose belle erano prima?»
    “Le cose belle”, spiegano, è un augurio napoletano, da pronunciarsi rigorosamente in italiano. E una domanda che rivolgono a una delle protagoniste quando ha 14 anni: «E le cose belle, quali sono?». Lei, con il degrado della periferia alle spalle, a casa il padre uscito di galera, la madre altrove con altri – numerosi – figli, non risponde. Tace. Sembra quasi presentire le difficoltà che incontrerà dopo, in questa vita alla giornata, diventata magra, magliette sportive, mentre porta la borsa al fratello in carcere. Ed è solo una delle quattro storie che si intrecciano nel film. Un documentario che vuole raccontare «la fatica e la bellezza di crescere al Sud». In «tredici anni di vita. Quella di Adele, Enzo, Fabio e Silvana, raccontati in due momenti fondamentali delle loro esistenze: la prima giovinezza nella Napoli piena di speranza del 1999 e l’inizio dell’età adulta in quella paralizzata di oggi».

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