• Rilanciare l’autunno, costruire l’alternativa
  • L'agenda di novembre

  • Mentre scriviamo la scena politica del paese sta mutando radicalmente: si tratta forse di ore, ma ciò che è certo è che il governo Berlusconi è stato sfiduciato. Innanzitutto da due anni di mobilitazioni sociali nelle fabbriche, nelle scuole e nel territorio, da 27 milioni di cittadini nei referendum. Di conseguenza, la presa d’atto della mancata pace sociale in Italia ha determinato lo scaricamento di queste ore da parte dei mercati finanziari e del G20 di Cannes. Questo mentre in Grecia Papandreou si dimette e apre la strada a un governo di unità nazionale, capace di fare le riforme economiche richieste dalla Bce e dal Fmi, per poi portare i greci alle urne. Chi sostituirà Papandreou? Con buona probabilità l’ex vice-presidente della Bce. Chi sostituirà Berlusconi? Monti? Non è escluso, anzi. Un governo tecnico che faccia le «scelte impopolari» richieste a gran voce da Bce e Fmi e ribadite dal presidente Napolitano: annullamento delle pensioni di anzianità e passaggio definitivo alla previdenza contributiva; flessibilità in uscita ovvero libertà di licenziare; privatizzazioni e liberalizzazioni; aumento delle tasse universitarie e accorpamento delle scuole, oltre che delle classi. Come ci spiega Ostellino, le ricette neo-liberali per uscire dalla crisi. Sarà un «governo del presidente» a decretare la fine del ventennio berlusconiano? Probabile. D’altronde – ce lo dice con il solito rigore Ilvo Diamanti – Napolitano è il solo leader politico che, nellla crescente sfiducia degli italiani nei confronti della democrazia rappresentativa, continua a godere di un largo consenso popolare.

    In una lunga e appassionata riunione che si è tenuta domenica a Roma, Uniti per l’Alternativa è partita da qui, dalla necessità dei movimenti di respingere ogni ipotesi di governo tecnico o del presidente, le ipotesi, cioè, che pensano, come chiarisce Panebianco sul Corsera, di «mettere tra parentesi la politica». Vogliamo che Berlusconi se ne vada subito a casa e che ci sia modo, con la democrazia, di esprimere il desiderio di alternativa alle sue politiche e a quelle della Bce. È proprio la crisi del capitalismo finanziario che sta esplicitando l’incompatibilità tra quest’ultimo e le procedure democratiche. Sono i mercati finanziari a far fuori Berlusconi, sono la Bce e il Fmi, istituzioni non elettive, a «commissariare» le politiche economiche del nostro fragile paese. Affermare la democrazia contro la dittatura della finanza è oggi compito decisivo dei movimenti sociali, quei movimenti che non solo pensano a resistere, ma, resistendo, già immaginano una nuova società, un nuovo modello di sviluppo.

    Per questo, dopo la battuta d’arresto del 15 ottobre romano, Uniti per l’Alternativa guarda avanti, alle nuove scadenze di mobilitazione che già si affollano nel mese di novembre, un mese che sarà finestra temporale di grandi scosse telluriche, nell’economia e nella politica. Guarda avanti, nella consapevolezza che i fatti del 15 non hanno frenato il desiderio di partecipazione delle centinaia di migliaia di persone che hanno affollato quella piazza con la manifestazione più grande del mondo.

    L’11 novembre Occupy Wall Street ha lanciato una nuova giornata di mobilitazione transnazionale e dislocata contro la dittatura della finanza, quell’1% della popolazione mondiale che tiene in ostaggio il restante 99%. Uniti per l’Alternativa sosterrà le tante iniziative che si svolgeranno in Italia, in sintonia con quanto accadrà negli Usa e nel resto del mondo, dalle accampate ai flash mob, le tante forme, creative e conflittuali, che vogliono denunciare la violenza delle banche e degli hedge fund. Il 17 novembre, poi, ci saranno le tante piazze della mobilitazione studentesca. Studenti medi e universitari tornano in piazza contro le politiche di austerity, contro l’aumento delle tasse universitarie, per il rifinanziamento pubblico di scuola e università. Il 26 novembre, infine, sarà la volta della manifestazione indetta dal Forum acqua bene comune, in difesa dei risultati referendari del 12-13 giugno, per affermare i beni comuni (mobilità, saperi, servizi) contro le privatizzazioni imposte da Bce e Fmi. Uniti per l’Alternativa è uno spazio politico di movimento che connette reti studentesche e sindacalisti metalmeccanici, centri sociali e associazionismo ambientalista; non è uno spazio o un soggetto politico identitario. Per questo sosterrà le mobilitazioni di novembre a partire dal ruolo che i tanti soggetti che lo compongono esercitano già nei movimenti e nelle reti sociali. Non faremo spezzoni nei cortei ma saremo parte attiva, in tutta Italia l’11 e il 17, a Roma il 26, delle mobilitazioni e della loro preparazione.

    *Uniti per l’Alternativa