• Motus reticolatus
  • un viaggio parziale tra le correnti del nuovo

  • Dall’esperienza di Silvia Calderoni dei Motus nel loro viaggio creativo tra gli spazi occupati di Macao, Angelo Mai Altrove e Teatro Valle, il racconto di un percorso artistico, umano e politico che si impone e trascina. E che trasforma il reale. Ma l’arte non si comporta proprio così?

  • 1 dic / 16 dic

    Ieri notte ho deciso di scrivere. Pensando alle persone che scrivono in questo paese. Mi sono detta tra me e me, posso farlo anche io.  E’ certo che questa non è la mia materia ma ci voglio provare ugualmente. Il mio computer non si offenderà.
    Iniziamo dall’inizio di questo mese. Il mese dei Maya.
    Non so come io sia finita in questo fiume, ma so che in questo momento mi sento corrente.
    Partiamo dall’inizio. Se fino a pochi giorni fa pensavo che il mio motus fosse dato dall’amore ora invece mi rendo conto che ciò che mi sposta sono le stelle e che le stelle, si spostano da sole.

    Appunti in corsa:

    “sab 1 dic. macao.
    arrivo in ritardo, il taxista, Eco21, mi chiede se in viale molise 64 c’è l’ausl. Rispondo che la mia direzione è Macao. non sa di cosa parlo.
    -si ricorda quando è stata occupata torre galfa?
    -si certo, quella di Ligresti.
    -ecco è l’evoluzione di quell’ esperienza.
    -quindi il comune alla fine ha concesso uno spazio?
    -non esattamente.
    (tace perplesso)

    intanto siamo arrivati davanti a macao entro, la porta cigola, un tavolo, due video proiezioni, una in presa diretta del tetto, l’altra power point. una cinquantina di persone sedute in circolo, 4 funghi per scaldare l’ambiente. La sensazione guardando le facce attorno a me è che più’ o meno si conoscano tutti. sento un rumorio da bimbo. è Ugo dentro la sua tutina azzurra.

    il discorso è già parecchio avanti, immagino che abbiano esposto l’auto inchiesta fatta all’interno dello spazio. grafici a torta scorrono in vecchi tubi catodici sistemati in serie, vivi come complementi d’arredo.

    Lavorare nell’economia dell’evento.
    Lavorare nell’economia dell’evento.

    Sembra una di quelle frasi di” Brave new world”.”

    Ecco. Provare a riflettere sul concetto passando dall’oggetto è esercizio atletico arduo per me.
    Sono terribilmente attratta per tutto ciò che ha una forma che ha a che fare con l’umano declinato in potenza.

    Non c’è più un dentro, non c’è più un fuori. Questo succede perché non essendoci limite nel dare, la passione per un fare esploso (sia in linea temporale che sociale) crea un attrazione totalizzante per il qui ed ora.
    E questo, per me è rivoluzionario.
    L’humus c’è. Lo si avverte, tra le righe, negli occhi della gente. E per la prima volta quella gente sono io.

    Il freddo non è arrivato a caso. Arriva puntuale ogni inverno per ricordarci ciò che noi dalla memoria corta dimentichiamo facilmente. Uno spazio freddo pieno di persone si scalda. 

    MACAO è nel futuro. E’ questo che lo rende forte, come è forte un coleottero verde metallizzato.

    E’ tempo di smettere di lottare per essere fiori nel mezzo del deserto. E’ tempo di prati fioriti.

    E mi accorgo che durante un ascolto a loop di sunday dei sonic youth non sto facendo altro che una chiamata. Una chiamata alle armi. Una chiamata ai prati.

    A MACAO sta succedendo qualcosa di così rigoglioso che attaccarlo o criticarlo in questo momento è un atto NON CREATIVO.

    E la non creazione è portatrice di un’invidia violenta. Un’invidia verso il FARE.

    La mia mente indolenzita, poi, si scioglie in danza e alcol. Trovo che nella danza ci sia una profonda forma di catarsi.

    E si riparte. Ultimamente in valigia non ho mai le cose giuste. E normalmente sono una professionista delle valigie. Azione reiterata e raffinata nel tempo. Ma questo è un momento strano. Il momento Maya. Come posso prevedere cosa portare con me quando l’avventura che mi aspetta è ancora da costruire?

     

    Roma. Angelo Mai Occupato. Una fitta ti prende subito lo stomaco. Loro in eterna maratona corrono uno gregario dell’altro. Pasolini come musa.
    Pier Paolo non arriva mai a caso. Portatore di verità rara, a tratti quasi vangelo, ultimo vero intellettuale italiano. Ultimo vero grande SOLO.
    All’inizio si fraintende sempre: quando la scelta è operata da altri la fiducia viene rilasciata lentamente, come una perdita di gas.
    Hanno deciso di leggere a voce alta tutto petrolio. E io dico si. Prendiamoci il tempo. Un tempo di studio pubblico. Un tempo che non ha ansia di essere consumato, derubato, divorato.

    E senti forte la corsa. E più corrono e più sono compatti e fragili.
    Polvere, polvere. E tra la polvere ci si riconosce, e quel tempo di cui parlavo prima, si sparge come virus. E noi parliamo, veramente e mai come ora siamo vogliosi di futuro.
    E il coleottero vibra in me, animale guida di un tempo nuovo. Mio. Me lo prendo. Ridatemi il mio tempo.

    Grandi occhi pieni di lacrime. Sudare al freddo. Rughe rivoltose.

    Come un cane senza padrone. Grandi attrici. Streghe, messe al rogo. Al rogo.  Lottano per non spegnere il loro punto di fusione.

    Chi è il padrone? Dov’è il padrone? C’è un padrone?
    E tutto passa in secondo piano. Anche io.

    Elevarsi agli altri. L’IO da solo ha una forma di bassezza indiscutibile.

     

    Tanti. Tanti. Ma potrebbero essere ancora di più. L’astronave del 600 è salpata un anno e mezzo fa. Certi di loro non sono più tornati sulla terra. Abbandonando tutto, portando con se quelle poche cose che si possono portare prima di una calamità. Disposti a sacrificare qualcosa. I propri amori. Ma non disposti a sacrificare loro stessi.

    Si può vivere una vita eroica? Nessun eroe. Gli eroi sono morti in battaglia oppure sono fuggiti.

    Il Teatro Valle Occupato è una gigantesca astronave che viaggia ad una velocità impercettibile dall’occhio esterno. Mi piace pensare una cabina di comando a più postazioni, come nei vecchi film di fantascienza. Perché qualcosa di vecchio c’è. Ma quel vecchio non intimorisce nessuno. L’ossessione del nuovo avrebbe disgustato Jack London.

    E sali. E vaffanculo, si parte, a porte aperte, sempre aperte, sempre pronti a far saltare a bordo qualcuno di nuovo, tanto che l’aria ti arriva sulla faccia così forte che le lacrime ti escono dagli occhi e vanno orizzontali sulle tempie.

    -perché piangi?
    -non ti preoccupare, è solo vento.

    Animale Politico. Perché è di questo che sto parlando. Di politica. E per la prima volta dopo tanti anni, si cerca dove non si è mai cercato.  Accollandosi il rischio di non trovare nulla.

    E l’oggetto si confonde così tanto con il soggetto che neanche più mi pongo il problema.

    Concime per prati. Prodotto in quantità così elevate che ci saranno scorte per anni ed anni. Credo che ci sia più potenziale di quello che si pensa.

    Che bellezza. Il mio tempo finalmente mi sorprende! Qualcosa che vibra più forte di me mi fa battere il tempo interno in modo sincopato.

    E pensi che l’utopia non sia così impraticabile.

    A queste elezioni non andrò a votare.

    Artisti.
    Non è più tempo di essere se stessi il metro di se stessi.  Non è più tempo di metri.
    Attorno a noi qualcosa si muove così velocemente ed è appassionante, aria, concime, bestemmia, libertà.
    C’è chi sta immaginando.

    Silvia.

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