• La ricchezza comune che costruiamo ogni giorno non si mette a bando

  • Ieri 27 marzo al Villino Corsini di Villa Pamphili sono stati presentati i progetti artistici vincitori per i due teatri di Quarticciolo e Tor bella Monaca, i primi due del sistema vago e confuso Casa dei Teatri che l’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, in accordo con Zetema Progetto Cultura, ha concepito ostinandosi a non confrontarsi apertamente con la città.
    Noi c’eravamo; e siamo sempre stati in campo, dal primo minuto, su questo pasticciaccio concepito nei salotti della politica romana, tenendo alta l’attenzione cittadina su una operazione oscura e raffazzonata partita con uno strano, tacito accordo tra maggioranza e opposizione dell’attuale consiglio comunale.
    Abbiamo argomentato le nostre perplessità, i malumori di un settore, quello culturale, che si trova di fatto estromesso dalle scelte di indirizzo pubblico; abbiamo smascherato loschi figuri che nascondevano i soliti interessi dietro l’operazione; abbiamo sollevato il velo su alcune nomine artistiche discutibili – per fortuna oggi ‘cancellate’ dalle attività dei due teatri in questione; abbiamo informato – con il sostegno di Paese Sera, unico quotidiano a seguire l’intera vicenda- i cittadini, gli artisti, gli operatori sulle prospettive sterili che il bando Casa dei Teatri avrebbe creato per lo sviluppo concreto, trasparente e partecipato della cultura nella nostra città;  abbiamo rese pubbliche le incongruenze temporali, giuridiche ed economiche di un capitolato e di una disciplinare di gara scritta senza competenze e più volte ritoccata dagli stessi proponenti; siamo stati accanto, con ogni sostegno possibile, a quei lavoratori e maestranze che si ritrovavano improvvisamente estromessi dal loro luogo di lavoro e destinati con contratti capestro a destinazioni da definirsi; abbiamo fatto il lavoro dell’opposizione politica in una città dove l’opposizione è sparita o è tutta presa solo dalle feste dei suoi cento improbabili candidati; siamo stati nei territori a motivare una cittadinanza rassegnata all’ennesima spartizione politica, affinché continuassero le proprie esperienze virtuose nonostante l’indifferenza dei rappresentanti istituzionali, e immaginassero piattaforme future per dar vita davvero nei grandi muncipi periferici (vere e proprie città nella città) a prossimi teatri pubblici e partecipati; abbiamo messo in connessione esperienze della metropoli, da Ostia a Quarticciolo, da San Lorenzo a Tor Bella Monaca, realtà territoriali che non si conoscevano, per costruire un nuovo modo di vivere la città, di condividere, di pensare insieme, di crescere, di realizzare con pratiche concrete quello che l’art. 9 della Costituzione Italiana indica e auspica per il nostro paese.
    Quer brutto pasticciaccio del bando è arrivato in porto, la pessima politica è riuscita ad imporlo, nonostante tutto ciò.
    Ma grazie a questa fortissima pressione cittadina, alle lotte portate avanti giornalmente davanti ai teatri, all’assessorato, ai municipi; grazie a questo mobilitarsi e ragionare insieme, al prendersi cura di ciò che è nostro, che ci appartiene senza condizioni; grazie all’amore e alla passione di semplici cittadini di ogni età e provenienza per i beni comuni inalienabili – e la cultura riteniamo appartenga a questa categoria – quel bando è stato parzialmente modificato, migliorato e oggi ha, dalla sua, perfino elementi di grande novità che accogliamo con favore.
    Il più rilevante è certamente il felice esito della vertenza del Teatro del Lido di Ostia che, dopo anni di battaglie, è riuscito ad imporre istituzionalmente il suo modello avanzatissimo di teatro pubblico e partecipato, a far assumere a tempo indeterminato i suoi lavoratori ed operatori a servizio della propria esperienza, a mantenere autonomia, controllo e decisioni sulla programmazione artistica e culturale.
    E’ una vittoria importantissima che va ascritta al lavoro limpido, alla tenacia e al coraggio di migliaia di cittadini spettatori, studenti, associazioni, artisti e operatori che non sono arretrati di un passo, malgrado le denunce, le minacce delle stesse istituzioni e hanno costruito giorno dopo giorno, concretamente e nel continuo confronto, un teatro aperto a tutta la cittadinanza.
    Questo è un precedente costituente per Roma!
    Ma anche le nomine emerse dei due direttori artistici scelti: Alessandro Benvenuti direttore artistico per il Teatro di Tor Bella Monaca e Veronica Cruciani per il Teatro Biblioteca Quarticciolo.
    Sono artisti e persone sulle quali nessuno può dubitare per capacità, impegno e competenza, in grado di recepire molte delle istanze espresse dagli artisti e dalle esperienze vive della città, cercando di alzare profilo e qualità di una stagione culturale istituzionale davvero triste. Crediamo che faranno tutto il possibile per restituire l’attenzione necessaria al contemporaneo e al territorio, che sia all’altezza di un teatro pubblico, contravvenendo nelle pratiche alla chiusura pregiudiziale ed ostinata fin qui manifestata dall’Assessorato e da Zetema.
    Non possiamo che augurare loro un buon lavoro e, con il loro sforzo artistico, di rianimare la nostra città umiliata da amministrazioni cittadine da dimenticare.
    Ma questo sforzo ha un prezzo che nessun artista dovrebbe pagare.
    Questo bando è definanziato; copre – per la candida ammissione dello stesso Assessore Dino Gasperini -, con la stessa cifra stanziata negli anni scorsi su due teatri, la gestione di ben sei spazi (!) compresi i due teatri stessi; obbliga gli artisti a delle improbabili cordate gestionali dove riemergono molti degli interessi politici a fatica messi dietro la porta, gettando sulle spalle dei vincitori gran parte delle spese delle strutture e dell’organizzazione; introduce una ingombrante presenza come Zetema all’interno della vita e della programmazione dei teatri pubblici e, fatto più grave e rilevante, invita gli artisti con spettacoli e laboratori a partecipare ‘ad incasso’, ovvero negandogli una minima quota di sostegno pubblico, anzi accollando alle compagnie una parte delle spese e subordinando ogni attività futura sul territorio ad un bilancio risicatissimo pari a nulla.
    A conferma di quanto diciamo, in conferenza stampa a Villa Corsini, entrambi i direttori Benvenuti e Cruciani hanno sottolineato la speranza di farcela e di arrivare fino in fondo, visto per loro stessa ammissione che le condizioni di partenza sono al limite del proibitivo.
    Perché la cultura pubblica deve ridursi a operare in queste condizioni?
    Perché questo sacrificio estremo per scelte sbagliate che non ci appartengono, mentre si liquida il vecchio sistema a suon di milioni?
    Perché destinare questi spicci ad una operazione che dovrebbe rilanciare l’intervento pubblico nella città?
    Si, d’accordo, la crisi, ma quanto denaro pubblico è stato gettato sull’affidamento di teatri pubblici a privati con progetti lacunosi?
    Dobbiamo ricordare Il Teatro Quirino e il Teatro Jovinelli che nella prossima stagione non riapriranno?
    Che il Teatro Valle Bene Comune si è salvato da questo fallimento e sperpero grazie all’occupazione di cittadini ed artisti?
    Noi combatteremo in ogni modo possibile questo gioco al ribasso inaugurato quest’anno dall’amministrazione capitolina nel settore culturale.
    Non ci stiamo a farci governare, grazie ai nostri sforzi, da un sistema politico che mette il cappello su esperienze di autogoverno dal basso rivendicandoli come propri modelli!
    L’Amministrazione Comunale gestisce ampie risorse pubbliche destinate a specifiche attività. Si prenda la responsabilità di investire degnamente in quelle esperienze valide e vitali, con criteri accessibili e trasparenti, e di risponderne pubblicamente davanti a tutta la città.

    Teatro Valle Occupato, Teatro del Lido di Ostia, Angelo Mai Altrove Occupato, Nuovo Cinema Palazzo, Cultura Bene Comune, C.Re.S.Co. Lazio, Kollatino Underground, Ex Lavoratrici Teatro Biblioteca Quarticciolo, Comitato amici TBQ

    Ieri 27 marzo al Villino Corsini di Villa Pamphili sono stati presentati i progetti artistici vincitori per i due teatri di Quarticciolo e Tor bella Monaca, i primi due del sistema vago e confuso Casa dei Teatri che l’Assessorato alle Politiche Culturali del Comune di Roma, in accordo con Zetema Progetto Cultura, ha concepito ostinandosi a non confrontarsi apertamente con la città.

    Noi c’eravamo; e siamo sempre stati in campo, dal primo minuto, su questo pasticciaccio concepito nei salotti della politica romana, tenendo alta l’attenzione cittadina su una operazione oscura e raffazzonata partita con uno strano, tacito accordo tra maggioranza e opposizione dell’attuale consiglio comunale.

    Abbiamo argomentato le nostre perplessità, i malumori di un settore, quello culturale, che si trova di fatto estromesso dalle scelte di indirizzo pubblico; abbiamo smascherato loschi figuri che nascondevano i soliti interessi dietro l’operazione; abbiamo sollevato il velo su alcune nomine artistiche discutibili – per fortuna oggi ‘cancellate’ dalle attività dei due teatri in questione; abbiamo informato – con il sostegno di Paese Sera, unico quotidiano a seguire l’intera vicenda- i cittadini, gli artisti, gli operatori sulle prospettive sterili che il bando Casa dei Teatri avrebbe creato per lo sviluppo concreto, trasparente e partecipato della cultura nella nostra città;  abbiamo rese pubbliche le incongruenze temporali, giuridiche ed economiche di un capitolato e di una disciplinare di gara scritta senza competenze e più volte ritoccata dagli stessi proponenti; siamo stati accanto, con ogni sostegno possibile, a quei lavoratori e maestranze che si ritrovavano improvvisamente estromessi dal loro luogo di lavoro e destinati con contratti capestro a destinazioni da definirsi; abbiamo fatto il lavoro dell’opposizione politica in una città dove l’opposizione è sparita o è tutta presa solo dalle feste dei suoi cento improbabili candidati; siamo stati nei territori a motivare una cittadinanza rassegnata all’ennesima spartizione politica, affinché continuassero le proprie esperienze virtuose nonostante l’indifferenza dei rappresentanti istituzionali, e immaginassero piattaforme future per dar vita davvero nei grandi muncipi periferici (vere e proprie città nella città) a prossimi teatri pubblici e partecipati; abbiamo messo in connessione esperienze della metropoli, da Ostia a Quarticciolo, da San Lorenzo a Tor Bella Monaca, realtà territoriali che non si conoscevano, per costruire un nuovo modo di vivere la città, di condividere, di pensare insieme, di crescere, di realizzare con pratiche concrete quello che l’art. 9 della Costituzione Italiana indica e auspica per il nostro paese.

    Quer brutto pasticciaccio del bando è arrivato in porto, la pessima politica è riuscita ad imporlo, nonostante tutto ciò.

    Ma grazie a questa fortissima pressione cittadina, alle lotte portate avanti giornalmente davanti ai teatri, all’assessorato, ai municipi; grazie a questo mobilitarsi e ragionare insieme, al prendersi cura di ciò che è nostro, che ci appartiene senza condizioni; grazie all’amore e alla passione di semplici cittadini di ogni età e provenienza per i beni comuni inalienabili – e la cultura riteniamo appartenga a questa categoria – quel bando è stato parzialmente modificato, migliorato e oggi ha, dalla sua, perfino elementi di grande novità che accogliamo con favore.

    Il più rilevante è certamente il felice esito della vertenza del Teatro del Lido di Ostia che, dopo anni di battaglie, è riuscito ad imporre istituzionalmente il suo modello avanzatissimo di teatro pubblico e partecipato, a far assumere a tempo indeterminato i suoi lavoratori ed operatori a servizio della propria esperienza, a mantenere autonomia, controllo e decisioni sulla programmazione artistica e culturale.

    E’ una vittoria importantissima che va ascritta al lavoro limpido, alla tenacia e al coraggio di migliaia di cittadini spettatori, studenti, associazioni, artisti e operatori che non sono arretrati di un passo, malgrado le denunce, le minacce delle stesse istituzioni e hanno costruito giorno dopo giorno, concretamente e nel continuo confronto, un teatro aperto a tutta la cittadinanza.

    Questo è un precedente costituente per Roma!

    Ma anche le nomine emerse dei due direttori artistici scelti: Alessandro Benvenuti direttore artistico per il Teatro di Tor Bella Monaca e Veronica Cruciani per il Teatro Biblioteca Quarticciolo.

    Sono artisti e persone sulle quali nessuno può dubitare per capacità, impegno e competenza, in grado di recepire molte delle istanze espresse dagli artisti e dalle esperienze vive della città, cercando di alzare profilo e qualità di una stagione culturale istituzionale davvero triste. Crediamo che faranno tutto il possibile per restituire l’attenzione necessaria al contemporaneo e al territorio fina, all’altezza di un teatro pubblico, contravvenendo nelle pratiche alla chiusura pregiudiziale ed ostinata fin qui manifestata dall’Assessorato e da Zetema.

    Non possiamo che augurare loro un buon lavoro e, con il loro sforzo artistico, di rianimare la nostra città umiliata da amministrazioni cittadine da dimenticare.

    Ma questo sforzo ha un prezzo che nessun artista dovrebbe pagare.

    Questo bando è definanziato; copre – per la candida ammissione dello stesso Assessore Dino Gasperini -, con la stessa cifra stanziata negli anni scorsi su due teatri, la gestione di ben sei spazi (!) compresi i due teatri stessi; obbliga gli artisti a delle improbabili cordate gestionali dove riemergono molti degli interessi politici a fatica messi dietro la porta, gettando sulle spalle dei vincitori gran parte delle spese delle strutture e dell’organizzazione; introduce una ingombrante presenza come Zetema all’interno della vita e della programmazione dei teatri pubblici e, fatto più grave e rilevante, invita gli artisti con spettacoli e laboratori a partecipare ‘ad incasso’, ovvero negandogli una minima quota di sostegno pubblico, anzi accollando alle compagnie una parte delle spese e subordinando ogni attività futura sul territorio ad un bilancio risicatissimo pari a nulla.

    A conferma di quanto diciamo, in conferenza stampa a Villa Corsini, entrambi i direttori Benvenuti e Cruciani hanno sottolineato la speranza di farcela e di arrivare fino in fondo, visto per loro stessa ammissione che le condizioni di partenza sono al limite del proibitivo.

    Perché la cultura pubblica deve ridursi a operare in queste condizioni?

    Perché questo sacrificio estremo per scelte sbagliate che non ci appartengono, mentre si liquida il vecchio sistema a suon di milioni?

    Perché destinare questi spicci ad una operazione che dovrebbe rilanciare l’intervento pubblico nella città?

    Si, d’accordo, la crisi, ma quanto denaro pubblico è stato gettato sull’affidamento di teatri pubblici a privati con progetti lacunosi?

    Dobbiamo ricordare Il Teatro Quirino e il Teatro Jovinelli che nella prossima stagione non riapriranno?

    Che il Teatro Valle Bene Comune si è salvato da questo fallimento e sperpero grazie all’occupazione di cittadini ed artisti?

    Noi combatteremo in ogni modo possibile questo gioco al ribasso inaugurato quest’anno dall’amministrazione capitolina nel settore culturale.

    Non ci stiamo a farci governare, grazie ai nostri sforzi, da un sistema politico che mette il cappello su esperienze di autogoverno dal basso rivendicandoli come propri modelli!

    L’Amministrazione Comunale gestisce ampie risorse pubbliche destinate a specifiche attività. Si prenda la responsabilità di investire degnamente in quelle esperienze valide e vitali, con criteri accessibili e trasparenti, e di risponderne pubblicamente davanti a tutta la città.

     

    Teatro Valle Occupato, Teatro del Lido di Ostia, Angelo Mai Altrove Occupato, Nuovo Cinema Palazzo, Cultura Bene Comune, C.Re.S.Co. Lazio, Kollatino Underground, Ex Lavoratrici Teatro Biblioteca Quarticciolo, Comitato amici TBQ
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