• La bellezza non può attendere
  • Occupato il Teatro Marinoni al Lido di Venezia

  • COMUNICATO STAMPA

    2 Settembre 2011
    68° Mostra del Cinema

    Siamo lavoratrici e lavoratori dello spettacolo e della cultura. Il 14 giugno abbiamo occupato il Teatro Valle di Roma, simbolo del drammatico stato dell’arte in Italia per salvarlo da un futuro incerto a rischio di privatizzazione. Non abbiamo sigle che ci rappresentino e attraverso forme dirette e orizzontali di autorganizzazione rivendichiamo i nostri diritti. Ci occupiamo di ciò che è nostro, riappropriandoci del nostro tempo e dei nostri spazi.

    Occupiamo il Teatro Marinoni, gioiello liberty della laguna veneziana, perchè è l’ennesimo spazio culturale abbandonato e al centro di una speculazione edilizia. Da questo spazio restituito alla cittadinanza guardiamo il più importante Festival del cinema italiano a poche centinaia di metri e invitiamo attori, registi, produttori, autori, tecnici e tutti i protagonisti del settore dell’audiovisivo a confrontarsi sulle criticità del sistema e a esporsi aprendo un dialogo. Crediamo sia tempo di assumerci la responsabilità in prima persona: per spezzare il duopolio Rai Cinema/Medusa che domina i meccanismi di produzione e distribuzione, per costruire l’autonomia produttiva, espressiva e artistica fuori dal pensiero e dal mercato unico, per contrastare la tendenza alla delocalizzazione sostenendo le professionalità sul territorio nazionale, per un’equa ripartizione dei finanziamenti pubblici, per la trasparenza di nomine nelle commissioni contrastando l’ingerenza partitica, per rivendicare il diritto al reddito garantito per i tempi di non lavoro, per favorire la rinascita di molteplici narrazioni del presente. Crediamo che il cinema possa essere un meccanismo virtuoso anche da un punto di vista produttivo: alle politiche di austerità contrapponiamo un diverso modo di pensare e fare cinema, un’altra concezione di ricchezza che metta al centro la qualità piuttosto che la mera logica dei profitti. Non è più tempo per battaglie separate e di categoria: dobbiamo essere capaci di superare le divisioni tra singole vertenze, le sigle di rappresentanza, gli interessi particolari. Perché vogliamo che il cinema torni ad essere – veramente – un’opera collettiva e non fatta da individualismi.

    Lo stato di emergenza in cui si trova il settore culturale nel nostro paese è frutto di scelte politiche precise: tagli violenti hanno colpito in questi ultimi anni teatri, musei, cinema, istituzioni culturali, ricerca e istruzione, dismettendo progressivamente il sistema pubblico. La stessa logica di profitto che sta trasformando il Lido di Venezia in una fabbrica di cemento minaccia l’esistenza di luoghi di forte identità storica e artistica, come gli studi di Cinecittà che diventeranno residence e centri benessere. Il progetto di un nuovo Palazzo del cinema che doveva rilanciare la Mostra si è trasformato in un losco affare. In tre anni di scavi si sono spesi oltre 37 milioni di euro, per avere come unico risultato un gigantesco cratere. Si ferma il cantiere ma non si fermano i progetti speculativi che servivano a pagare l’opera. Caso esemplare di come la destinazione culturale venga utilizzata strategicamente per giustificare piani d’emergenza e commissariamenti straordinari. Allo stesso modo Venezia è per sua natura un caso esemplare: un dispositivo unico di produzione artistica, culturale e intellettuale diffusa che si regge sullo sfruttamento e la fortissima concentrazione di precariato culturale.

    Il Teatro Valle in oltre due mesi di occupazione si è trasformato in una forma diretta di autogoverno e in un laboratorio politico per immaginare insieme modelli nuovi di gestione – partecipata e cooperativa. Lo facciamo restituendo valore all’agire condiviso, per mettere in scena un’altra rappresentazione del potenziale liberatorio e costituente della nozione di beni comuni. Ogni luogo, il Valle come il Marinoni, per quanto bellissimo, se vuoto, è un luogo morto. Solo se attraversato dalla presenza viva dei corpi, da saperi, relazioni, esperienze e passioni assume un valore politico e civile. I beni comuni sono di tutti ed emergono nel momento in cui una collettività, a cui sono stati sottratti, lotta per riaffermarli.

    Proviamo a farlo al Valle – ogni singolo giorno.

    Lavoratrici e lavoratori dello spettacolo

    TEATRO VALLE OCCUPATO