• In continuo movimento
  • Dopo l'assemblea del 21 ottobre, per respingere la morsa repressiva, per aprire spazi pubblici e pratiche comuni. Per rimetterci in cammino.

  • Venerdì 21 ottobre centinaia di persone hanno affollato l’assemblea pubblica all’ex Cinema Palazzo. Tante e tanti tra i promotori del 15 ottobre, ma soprattutto tante e tanti che non militano nella scena dei centri sociali, dell’associazionismo, nel mondo sindacale. Questo ci sembra il primo importante risultato dell’assemblea che abbiamo organizzato. In secondo luogo questo elemento offre a tutti una prospettiva: è ancora tanta la voglia di discutere, il desiderio di protagonismo di chi pensa che le banche e gli hedge fund stanno imponendo una nuova forma di “dittatura”, che espropia di sovranità, non tanto i governi complici e responsabili, ma milioni di persone. A questo processo bisogna opporsi sollevandosi, con indignazione e intelligenza.
    Un’assemblea ricca nella partecipazione e nella qualità degli interventi, da cui è emersa forte la necessità di uscire dall’angolo in cui rischiamo di essere cacciati dopo il 15 ottobre. Arresti con accuse pesantissime a ragazzi molto giovani (in alcuni casi minorenni). Leggi speciali, criminalizzazione del dissenso, arresti preventivi, divieto di portare i caschi alle manifestazioni. Il “palleggio” sulla legge Reale bis tra Di Pietro e Maroni si accompagna in modo inquietante alla furia bipartisan del rigore di bilancio.

    Rilanciare il conflitto e il desiderio di trasformazione radicale dell’esistente è il modo migliore per uscire dalla morsa prodotta il 15 ottobre. Da una parte i movimenti, che non hanno potuto esprimersi come avevano deciso comunemente, limitati e divisi da chi ha alimentato discorsi e imposto pratiche che hanno lacerato il corteo. Dall’altra la stretta sicuritaria e l’orrore della delazione di massa, che tentano di ristabilire il binomio violenza-nonviolenza, per dividere e criminalizzare il dissenso.
    Siamo convinti, e in molte e molti l’hanno ribadito, che la strada del conflitto non sia quella della «guerra contro lo Stato» (che in guerra ha sempre la meglio), ma sia quella dell’alternativa e del cambiamento globale. L’alternativa, in una fase delicata e difficile come quella che stiamo vivendo, è un campo complesso e contraddittorio, che non nasce in parlamento o nelle segreterie di partito, ma che solo l’unità e la capacità costituente dei movimenti può determinare. Un’alternativa al governo del capitale sulle nostre vite, all’espropriazione delle decisioni e della democrazia.

    La ricerca di un’unità non forzata è ciò che ha contraddistinto l’assemblea all’ex Cinema Palazzo. Tutto ciò che divide (compreso il lessico fratricida e settario), non solo non aiuta il processo di trasformazione, ma consolida il disastro dell’esistente. Questo non significa semplificare le tante e diverse cose successe il 15 ottobre, né ridurre le differenze di pratiche e di analisi che si sono espresse nell’assemblea. Di fronte alla durezza della  crisi e alle imposizioni dei governi è sempre più importante aprire spazi pubblici di condivisione e non di competizione, in cui il confronto viva nella comunicazione, nella lealtà, nello scambio.
    Questo significa, davanti all’accanimento giudiziario degli ultimi giorni, essere chiari (per quanto appaia scontato) su un punto: bisogna respingere la stretta repressiva agita dalle forze di polizia e dal governo. Il 15 ottobre il comportamento scomposto e violento delle forze dell’ordine ha prodotto una resistenza che, anche in forme diverse tra loro, ha coinvolto migliaia di persone a piazza San Giovanni. Rifiutare la criminalizzazione dei centri sociali e chiedere la libertà per chi è ancora in carcere o ai domiciliari è necessario a non creare capri espiatori.
    L’assemblea non si è limitata a discutere del passato, ma ha riflettuto su come guardare avanti e interrogare da subito le pratiche e i contenuti della strada comune da percorrere con tanti e diversi. Le piazze globali del 15 ottobre, fatte di discussione, di voglia di cambiamento e di potenzialità costituenti, meritano rispetto e la messa in discussione di forme, impostazioni, linguaggi e convinzioni non ancora all’altezza della sfida in corso.

    La manifestazione del 26 novembre promossa dal Forum acqua bene comune, a sostegno dei risultati referendari e in opposizione alle manovre finanziarie estive, è sembrata l’occasione giusta per rimettere in moto un percorso unitario, che metta al centro la questione dei beni comuni anche oltre l’acqua, guardando alle tante risorse, ai servizi e alle forme di cooperazione sociale che rischiano di diventare vittime privilegiate di un violentissimo saccheggio. Su questo punto – su come estendere la battaglia sui beni comuni nella metropoli romana – ci impegniamo a promuovere quanto prima un momento di confronto politico e organizzativo.
    L’esperimento positivo di #occupiamobankitalia, il protagonismo di studenti e precari nell’avvicinamento e l’enorme partecipazione alla giornata del 15 ottobre indicano la possibilità di costruire movimenti radicali e con pratiche nuove.
    Mettere in crisi il piano di austerity targato BCE – Draghi – Berlusconi è l’urgenza che ci tiene in continuo movimento.

    Action – diritti in movimento, Angelo Mai Altrove, Anomalia Sapienza/UniCommon Roma, Assemblea di Medicina (La Sapienza), csa Astra, csoa Corto Circuito, Esc – atelier autogestito, Horus Project, Point Break – studentato occupato e autogestito, Lab. Puzzle! – Welfare in progress, csoa La Strada, csa Onda Rossa 32, csoa Sans Papier, csoa Spartaco, Strike, RadioSonar

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