• Il primo passo
  • Nessuna misura cautelare, teatro dissequestrato...

  • Roma, 7 maggio 2014

    Abbiamo delle buone notizie dopo settimane. Ma soprattutto delle notizie importanti.
    La Prima Cosa: la richiesta del pm Luca Tescaroli di 14 misure cautelari (5 persone in carcere e 9 al confino) è stata respinta dal giudice. Questo significa che Pina Vitale e gli altri 13 attivisti del Comitato Popolare di Lottaper la Casa sono liberi.
    La richiesta del nostro avvocato Arturo Salerni invece è stata accolta: l’Angelo Mai – tranne lo spazio dell’Osteria – è stato dissequestrato. Ci vorranno adesso circa 10 giorni per rientrare nello spazio.
    Queste notizie sono la prima brusca frenata di una corsa folle e dissennata che ci travolge dal 19 marzo. Un inseguimento spasmodico di Procura e Digos che ha come obiettivo la criminalizzazione di un modello di esistenza che si chiama autogestione. Il recupero dei propri diritti, quello alla casa e quelloalla cultura, la costruzione di reddito dal basso, il lavoro progettuale sul recupero degli spazi che siano abitativi o artistici sono stati tradotti in associazione a delinquere. La costruzione di comunità autosufficienti è stata usurpata da parole come “estorsione” e “violenza privata” nell’ambito di un maxi processo con 40 indagati che durerà anni.

    Siamo felici di poter rientrare all’Angelo Mai, certamente, ma lo siamo soprattutto perché con questa decisione il Tribunale della Libertà ha restituito uno spazio non aun collettivo ma alla città alla quale era stato ingiustamente sottratto. Siamo felici perché pensiamo che questo sia solo un primo passo per smontare qualunque teorema voglia comparare le lotte per i diritti e la creazione di spazi del possibile all’associazione a delinquere.
    Ma che in un giorno (il 23 aprile) le esperienze di autocostruzione di via delle Acacie e della exscuola Hertz, vive da anni, siano state distrutte e le comunità che viabitavano disgregate nonriusciamo a dimenticarlo. E per questo il nostro invito è a ripartire proprioda qui nella nostra riflessione. Restano, difatto, pesantissime le accuse che gravano sulle vite di 40 persone – associazione a delinquere a scopi estorsivi e violenza privata. Accuse che hanno, in meno di due mesi, provocato non solo il sequestro dell’Angelo Mai, ma una serie di danniirreparabili: molte persone, oltre alla casa, hanno perso il lavoro e hanno subitola gogna della diffamazione e della calunnia perpetrate da una stampa faziosa,denigratoria, ignorante e molto fedele al proprio padrone. Il diritto fondamentale dell’abitare è stato stracciato e umiliato e con esso la scelta di vivere in una comunità solidale ed etica.

    Negli ultimi mesi stiamo vivendo in una Roma in cui la polizia e la magistratura hanno svolto il ruolo che propriamente dovrebbe essere della politica: gestire la città, le sue complessità e le sue emergenze. Atteggiamento repressivo durante le manifestazioni, arresti, sgomberi violenti sono stati all’ordine del giorno. Abbiamo perfino assistito al tentativo di tramutare l’estrema destra armata che spara in pieno giorno in un fenomeno da ultrà. L’attacco violento che stanno vivendo i nostrispazi e le persone coinvolte sta dentro a tutto questo. È una provocazione forte contro la nostra città, schiava del Salva Roma e della spending review. Capitale di un Paese in pieno degrado, in cui l’era Renzi ha già manifestato molto chiaramente il trattamento che riserverà a precari e senza casa. L’ha detto chiaro il nostro governo: non è più un paese per poveri. È una vecchia storia che purtroppo conosciamo bene. Il fatto che Roma, a fronte della totale assenza delle istituzioni, abbia avuto la capacità di affermarsi come straordinario laboratorio di ricerca di linguaggi politici innovativi e forme di cittadinanza avanzate diventa un problema per chi governa, e anche questa vecchia storia ci è tristemente nota.
    Per tutti questi motivi vorremmo che la riapertura dell’Angelo Mai – di cui non conosciamo ancora la data – fosse un momento per continuare la straordinaria lotta che ci ha tenuto insieme in queste settimane. Una lotta che parte da una prima vittoria di tutti e tutte noi: la ripresa del nostro teatro.

    Capiremo in questi giorni come riprendere la nostra attività di produzione culturale, ma anche come continuare il viaggio intrapreso quasi dieci anni fa con il Comitato Popolare di Lotta per la Casa. Un appuntamento (di cui dobbiamo ancora fissarela data) già lo conosciamo: inaugureremo uno sportello per l’emergenza abitativa dentro l’Angelo Mai, che chiameremo La Prima Cosa.
    Il primo appuntamento sarà con voi per una grande assemblea da cui ripartire che diventerà una grande festa. Voi che ci avete sostenuto e incoraggiato da anni, ma soprattutto in queste settimane, quando nel nostro amato Parco di San Sebastiano abbiamo trasformato l’orrore dei loro blindati nella bellezza di una piccola Woodstock. Voi bambini, bambine e genitori della Scuola Giardinieri che ogni giorno avete vigilato sul nostro teatro. Ma questo “voi” ci va stretto,perché evidentemente si tratta di un “noi”.
    Perché questa lotta è nostra, questa gioia è nostra, questa città è nostra masoprattutto questa possibilità di non lasciare che avanzi la distruzione, questa occasione di costruire è nostra, questo primo passo è nostro.

    E allora grazie per questa lotta a tutt* noi

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